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La comunicazione sostenibile

La comunicazione sostenibile
11/05/2020 | a cura della redazione | gestione-studio

Sostenibilità. Non è una parola che può essere emessa solo perché di moda e per puri fini promozionali, ma deve essere internalizzata e messa in pratica. Ma come si può, e si deve applicare questo concetto alla comunicazione di uno studio professionale?

Sostenibilità.

Sostenibilità. Un termine sempre più utilizzato nel corso degli ultimi anni e in particolare in questi ultimi mesi. Un lemma, che nel momento in cui viene pronunciato deve essere caricato di un preciso peso specifico e tramutarsi quindi, direi quasi nell’immediato, in azione.

Non è una parola che può essere emessa solo perché di moda e per puri fini promozionali, ma deve essere internalizzata e messa in pratica.

L’essere sostenibile può declinarsi in vari modi:

“Nelle scienze ambientali ed economiche, condizione di uno sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri”.

“Possibilità di essere mantenuto o protratto con sollecitudine e impegno o di esser difeso e convalidato con argomenti probanti e persuasivi”.

“Significa spronare una crescita economica che migliora la qualità della vita nei rispetto dell’ecosistema”. 

Ed è proprio partendo da quelle definizioni di sostenibilità che ne indicano la forte componente di prosecuzione temporale, “essere mantenuto o protratto con sollecitudine e impegno” e sulla  caratteristica “di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future” puntando quindi sull’ottimizzazione delle risorse e sulla messa al bando dello spreco, che la sostenibilità può essere adottata e integrata in un progetto di comunicazione, che abbia quindi come cardini portanti la lungimiranza e la valorizzazione delle risorse.

In questo articolo, infatti, mi preme sottolineare la sostenibilità intesa come capacità di mettere in atto un’azione ed essere in grado di portarla avanti con coerenza, evitando la dispersione di energie, e con l’obiettivo di sviluppare, evitando gli sprechi, un determinato percorso.

Ma come si può, e si deve applicare questo concetto alla comunicazione di uno studio professionale?

Partiamo dalla strategia. Dopo aver messo ben in luce chi vogliamo essere, la mission dello studio, i punti di forza, le aree d’azione e chi abbiamo intenzione di raggiungere; è il caso di stilare un piano, una mappa, che possa guidare i vari passi nel cammino verso la realizzazione degli obiettivi.
Una mappa chiara, divisa per punti, priorità, ostacoli da evitare. Una guida redatta con sapienza, umiltà, ossia partendo da quello che realmente si è in grado di fare e fare bene, evitando inutili spocchiosità.

Utilizzo intelligente delle risorse. Se avessimo a disposizione una cava di marmo sapremmo esattamente in che modo impiegarlo e quali delle sue caratteristiche poter sfruttare per ottimizzare il prodotto. Lo stesso deve accadere all’interno di uno studio professionale dove ognuno dei componenti ha le proprie capacità, caratteristiche, specializzazioni. Ed è per questo che chi è alla guida del team deve in primo luogo essere in grado di riconoscere e classificare le personalità e le abilità e incanalarle, a seconda di queste, all’interno della strategia di comunicazione, in un percorso ben preciso e mirato. Evitate inutili sprechi! Non buttatevi su tematiche che non conoscete e delle quali non avete le competenze solo per cavalcare la moda del momento, ma siate coerenti e perseguite gli obiettivi che vi siete posti. La perseveranza vi ricompenserà.

Non si butta via nulla. All’ interno di uno studio sono numerose le comunicazioni e i flussi di informazione. Non lasciateli scorrere senza prima averli incanalati in maniera corretta. Il tema di una newsletter, indirizzata ai vostri clienti, può essere al contempo uno spunto interessante per qualche testata. Per cui pensate sempre alle alternative e alle varie modalità per poter trattare un argomento. Una novità normativa, per esempio, può essere veicolata in maniera informativa tramite newsletter; proposta ad una testata come approfondimento; essere tema di convegno/webinar. E da qui poi può essere rilanciata tramite i canali social dello studio.

Selezionare i canali. Per far si che il messaggio non venga disperso ma che possa essere veicolato con una maggiore forza propulsiva è importante individuare il corretto canale di comunicazione.

Non siate scontati e non pensate esistano solo un paio di testate degne di ospitare i vostri interventi. Siate curiosi e analizzate nuovi percorsi. A seconda del tema che dovete trattare prediligete i media settoriali. Se avete bisogno di parlare ad aziende specializzate in un determinato ambito è fondamentale intercettare i giornali o i siti di loro riferimento, parlare la loro lingua e nel loro territorio. Se si tratta invece di un argomento che trova il suo sviluppo in un’area geografica ben precisa, contattate le testate locali, che interloquiscono direttamente con quel territorio. Diversificate il linguaggio a seconda del canale, non siate troppo tecnici e portate l’attenzione su ciò che davvero potrebbe interessare l’imprenditore al quale volete indirizzare il messaggio: arriverà forte e chiaro.

Altro discorso riguarda la comunicazione specifica di attività svolte dallo studio nell’ambito proprio della sostenibilità.

L’attenzione verso questo aspetto è sempre più alta, e se all’estero gli esempi virtuosi e i progetti avanguardistici in tale campo sono molteplici, in Italia la sensibilità verso la sostenibilità è in aumento solo di recente. I passi da compiere devono essere ben pianificati, il fine chiaro, e il tutto supportato dal team al completo in vario modo, ognuno a seconda delle proprie specificità.

L’idea è quella di organizzare un progetto mirato al perseguimento della sostenibilità in studio e a questo deve essere necessariamente collegata una comunicazione adeguata.

Ma attenzione come detto inizialmente la sostenibilità non deve essere perseguita per moda ma deve essere supportata da progetti specifici e prolungati nel tempo, non basta per esempio eliminare le bottigliette di plastica a favore del vetro, ci vuole di più, molto di più.

La sostenibilità, quindi, deve essere declinata sotto vari punti di vista: governance, lavoratori, risorse, ambiente, tecnologia etc etc.

Il tutto deve essere messo in atto con coerenza e comunicato con un linguaggio adeguato e attraverso i giusti canali, evitando l’autoreferenzialità e i sensazionalismi, ma puntando proprio sul progetto e sui dati concreti.


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