Analisi dei flussi finanziari per gli strumenti di finanza agevolata

06.03.2026 - Tempo di lettura: 6'
Analisi dei flussi finanziari per gli strumenti di finanza agevolata

L’analisi finanziaria non è un’attività da assolvere per adempiere a uno o più obblighi di carattere burocratico, ma rappresenta il “check-up vitale” di ogni impresa.

In un contesto economico dinamico e costantemente in evoluzione come quello di questi anni, caratterizzati da una forte spinta verso la digitalizzazione e la transizione ecologica, gestire e pianificare i numeri del proprio bilancio è diventato il prerequisito fondamentale per fare impresa e, in particolare, per accedere alle risorse finanziarie messe a disposizione da bandi e avvisi pubblici.

Quando si parla di finanza agevolata, ci si riferisce a quegli strumenti (contributi a fondo perduto, finanziamenti a tasso agevolato, crediti d’imposta) messi a disposizione dagli enti pubblici per favorire la crescita e lo sviluppo aziendale.

Tuttavia, per accedere a queste risorse, l’impresa deve dimostrare non solo di avere un buon progetto, ma anche di possedere una struttura finanziaria solida e resiliente.

Cos’è l’analisi finanziaria?

L’analisi finanziaria è l’attività di raccolta, elaborazione e interpretazione dei dati contabili (in particolare di quelli derivanti dallo stato patrimoniale e dal conto economico) al fine di valutare la capacità dell’azienda di mantenere un equilibrio finanziario stabile nel corso del tempo.

Essa si concentra su tre dimensioni fondamentali:

  1. liquidità: la capacità di far fronte agli impegni a breve termine;
  2. solidità: l’equilibrio tra fonti di finanziamento proprie e di terzi;
  3. rotazione: si tratta di indicatori che esprimono la velocità di rigiro del complesso degli investimenti o di singoli elementi patrimoniali;
  4. durata: si tratta di indicatori che esprimono la durata media delle dilazione di pagamento e/o incassi.

In questo approfondimento ci soffermeremo, in particolare, sugli indicatori di liquidità e solidità.

Perché i bandi richiedono indicatori specifici?

Gli enti gestori ed erogatori degli avvisi e dei bandi pubblici – Regioni, Ministeri, Commissione Europea, ecc – devono minimizzare il rischio di insolvenza.

Se un’azienda è eccessivamente indebitata o incapace di generare cassa, il progetto finanziato potrebbe naufragare prima del completamento.

Per questo motivo, i bandi di finanza agevolata impongono quasi sempre delle soglie minime di accesso basate su indici di bilancio.

Gli indicatori di liquidità

Il primo test per un bando è verificare se l’azienda è in grado di pagare i fornitori e i collaboratori durante l’esecuzione del progetto.

Rapporto di Corrente (“Current Ratio”)

Misura la capacità dell’azienda di coprire le passività correnti con le attività correnti.

Current Ratio = Attività correnti / Passività correnti

Normalmente, il valore minimo accettato finanziariamente da bandi e avvisi è compreso tra 1,2 e 1,5.

Test Acido (“Quick Ratio”)

In alcuni casi, addetti ai lavori e studiosi preferiscono escludere il magazzino dalle attività correnti, a causa del fatto che le scorte potrebbero non essere vendute rapidamente.

Quick Ratio = (Attività correnti – Rimanenze) / Passività correnti

Gli indicatori di solidità patrimoniale

Gli indicatori di solidità patrimoniale servono a capire quanto l’azienda sia “padrona di se stessa” o quanto dipenda dalle banche.

Grado di indipendenza finanziaria

Il grado di indipendenza finanziaria indica la quota di capitale proprio rispetto al totale del capitale investito.

Indice di indipendenza finanziaria = (Patrimonio netto/Totale Impieghi) * 100

Se questo valore è inferiore al 20%, l’azienda è considerata “sottocapitalizzata” e ciò rende difficile – e in alcuni casi impossibile – l’accesso a finanziamenti agevolati di importo elevato.

Altri tre indicatori di solidità ampiamente diffusi sono:

  • l’auto copertura immobilizzazioni uguale al rapporto tra Capitale proprio e Immobilizzazioni;
  • la copertura globale delle immobilizzazioni uguale al rapporto tra capitale permanente e immobilizzazioni;
  • l’Indice di disponibilità uguale al rapporto tra attivo corrente e debiti a b/termine.

Per questi tre indicatori la relativa interpretazione cambia a seconda del valore ottenuto ovvero:

  • Valori inferiori a 1 indicano una situazione di squilibrio finanziario;
  • Valori inferiori uguali a 1 indicano una situazione di perfetto equilibrio;
  • Valori superiori a 1 indicano una situazione finanziaria ottimale.

Il parametro del DSCR

Con l’evoluzione della normativa relativa al Codice della crisi d’impresa, molti bandi richiedono ora il calcolo del DSCR (“Debt Service Coverage Ratio”).

Il DSCR misura la capacità dell’azienda di onorare il debito finanziario totale (quota capitale e interessi) con il flusso di cassa generato dalla gestione operativa.

DSCR = Cash flow operativo / (Quota capitale + interessi passivi)

Un DSCR superiore a 1.1 rappresenta il segnale che l’azienda è in grado di sostenere i debiti contratti per l’investimento oggetto del bando.

Consigli pratici per le aziende

Prima di candidarsi e iniziare a lavorare per la partecipazione a un bando di finanza agevolata, è fondamentale:

  • Analizzare gli ultimi due bilanci approvati: molti bandi e avvisi fanno media sui dati storici aggregati;
  • Simulare l’impatto dell’investimento: come cambieranno gli indici dopo aver ricevuto il contributo? e come si dovrà organizzare la restituzione nel caso di un finanziamento a tasso agevolato?
  • Curare la PFN (posizione finanziaria netta): un eccesso di debiti a breve termine può penalizzare il punteggio in graduatoria, occorre quindi organizzarsi per evitare queste situazioni.

In conclusione, l’analisi finanziaria è la chiave che permette di trasformare una visione strategica in un presupposto indispensabile per ottenere risorse finanziarie pubbliche a titolo di contributo a fondo perduto o finanziamenti a tasso agevolato.

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