La mala comunication

La mala comunication
29/03/2021 | a cura di Amalia Di Carlo | gestione-studio

Comunicare male è molto peggio che scegliere di non comunicare!

Da giorni i riflettori sono puntati sulla cattiva comunicazione. Quella non molto chiara di Astrazeneca, che ha gestito in maniera non ottimale le informazioni da veicolare e le risposte da fornire, sui dubbi riguardanti il proprio vaccino. Quella claudicante della regione Lombardia e delle difficoltà legate proprio alla comunicazione ai cittadini riguardanti gli appuntamenti per le somministrazioni. E si potrebbero fare centinaia di esempi nel corso degli ultimi 12 mesi.

Ora il tema è: comunicare male è molto peggio che scegliere di non comunicare!

La comunicazione non può essere improvvisata. È come chiedere al primo che passa, e che magari di professione è un architetto, di correre in ospedale e operare un paziente al cuore. Lo fareste? Scommetto di no. A meno che quello sotto i ferri non sia il vostro peggior nemico.
Anche la comunicazione ha le sue regole, va studiata, ed eseguita con professionalità. Non ci si sveglia una mattina comunicatori. E allora ecco le 5 cose da non fare in ambito comunicazione.
Il rischio è l’effetto boomerang, ossia che vi torni indietro un risultato non atteso e che non vi farà di certo piacere.

1. Non mentire

La comunicazione è il vostro passepartout, può aprire tante porte, ma se fatta male ve ne sbatte in faccia altrettante. Sul sito, sui social, sulle pagine delle presentazioni o brochure, va impressa sempre, senza se e senza ma, la verità. Chi siete, cosa offrite, quali sono le vostre caratteristiche, i punti di forza. Se fornite informazioni non veritiere, solo perché vi fa apparire più interessanti agli occhi del mercato, è un grosso errore. Millantare delle competenze, sedi che in realtà non esistono, operazioni effettuate che in realtà vi hanno visto partecipi solo per una parte infinitesimale, non è mai consigliabile. Le bugie hanno le gambe corte e presto chi conosce bene il mercato potrebbe smascheravi e far perdere al vostro studio credibilità. Per cui puntate su quello che realmente potete offrire e promuovetelo con vigore, le argomentazioni a quel punto non vi mancheranno!

2. Non bruciate i tempi

Ogni cosa va detta al momento opportuno. Chi ha letto i miei precedenti articoli sa, che il tempo è una componente fondamentale della comunicazione[ADC1] . Bisogna rispettare i momenti, e questo non riguarda solo, per esempio, l’emissione di un comunicato stampa. Di certo non è consigliabile per un advisor legale o tributario fare uscire il press release prima del cliente. Ma vale anche per il tempo in cui si affronta un tema. Parlare per esempio di successi imprenditoriali in un momento, come può essere quello che stiamo vivendo adesso, di crisi lavorativa e non solo, può fare apparire l’oratore spocchioso e poco “sensibile” a ciò che lo circonda. Ma se lo stesso tema viene trattato con semplicità, senza fronzoli, come esemplificativo di chi è riuscito, grazie alle proprie capacità, a navigare controcorrente portando a casa ottimi risultati, allora l’effetto cambia e diventa addirittura una spinta motivazionale. Per cui attenzione ai tempi, ma anche ai modi.

3. Non siate autoreferenziali

Parlare sempre e solo di sé, autoincenzandosi, e autoproclamandosi il migliore, inutile che ve lo dica, non funziona. Fate in modo che siano gli altri a sottolineare quanto valete. Fate parlare il vostro operato per voi. Non riempite il profilo di studio di post di premi, ma date spunti, intervenite su tematiche di interesse collettivo, fate chiarezza sulle normative, insomma fornite un servizio a chi vi legge che potrebbe, domani, diventare un vostro cliente. Ovviamente questo è un esercizio che va applicato anche al sito, a tutti gli strumenti di comunicazione oltre che ai comunicati stampa, che non possono essere infarciti di fasi del tipo “siamo un primario studio, leader, i migliori nel settore etc etc)

4. Attenzione al linguaggio

Il tone of voice deve essere la vostra identità, vi deve delineare e fare trasparire la vostra identità. È importante essere coerenti e adottare il tono di voce che più si addice all’essenza dello studio e dei professionisti che vi operano all’interno. Questo può voler dire selezionare anche i canali di comunicazione, magari scartandone alcuni e privilegiando quelli che più vi rappresentano, il dosaggio dei messaggi, ossia la frequenza con la quale si decide di essere presenti.
La presenza sui social è importante, ma vanno gestiti con consapevolezza, create il vostro profilo di studio sempre nel rispetto del tone of voice, puntate sull’eleganza e la compostezza.

5. Non copiate

Guardarsi intorno e scrutare il mercato è importante. Lasciarsi affascinare da ciò che fanno i competitor è legittimo, ma tra l’ispirazione e la copia è un attimo. Se il progetto di uno studio concorrente vi piace, pensate di cucirlo addosso a voi, non lo imitate, e ricordatevi, invece, che l’originale ha sempre tutto un altro fascino. Il suggerimento invece è quello di lasciarsi ispirare, cercate di interiorizzare quello spunto che vi ha colpiti e fate nascere qualcosa di unico, nuovo, che vi rappresenti davvero.Anche la comunicazione ha il suo galateo.

Le  sue regole se applicate faranno di voi “maestri dell’etichetta”, ma se infrante, invece, vi trasformeranno in quell’ospite che non solo mangia con le posate sbagliate, ma si lega il tovagliolo al collo, e beve la minestra dal piatto, nel bel mezzo di una colazione a Buckingham Palace.

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