Comunicare la sostenibilità è intelligente

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Comunicare la sostenibilità è intelligente
30/11/2020 | a cura di Giulia Picchi | gestione-studio

Le aziende di medie e piccole dimensioni si stanno avvicinando al tema della sostenibilità più che per una questione di principio per una questione di mera convenienza.

Che le aziende di grandi dimensioni si siano orientate verso la sostenibilità è ormai un fatto assodato. Che molte vengano per questo premiate è un fatto altrettanto consolidato. Che quelle di medie e minori dimensioni si stiano progressivamente avvicinando è una questione -al di là degli auspicabili intendimenti di principio- di mera convenienza: la spinta a dare risposte chiare rispetto alla posizione che le aziende prendono nei confronti dei temi posti dalla sostenibilità arriva chiara e forte direttamente dal mercato.

La ricerca

Lo evidenziano le ricerche: l’impegno nei confronti della sostenibilità dimostrato dalle imprese è sempre più dirimente quando i consumatori si trovano a decidere quale prodotto/servizio acquistare e premiante anche dal punto di vista dei ricavi, considerato che sono sempre più numerose le persone disposte a pagare di più per un brand responsabile e prodotti rispettosi dell'ambiente [1].

Se questo è lo scenario in cui le aziende si stanno muovendo, mi pare evidente che anche le realtà professionali debbano occuparsi di sostenibilità quanto prima, sia per essere tra quelle considerate all’avanguardia, sia per poter utilmente parlare “la stessa lingua del cliente”.

Di conseguenza e con i dovuti avvertimenti sui rischi derivanti dal greenwashing -ossia da quelle pratiche scorrette di comunicazione volte a enfatizzare attività che non vengono affatto svolte solo per dare di sé un’immagine ingannevolmente positiva- comunicare il proprio impegno nei confronti della sostenibilità diventa imprescindibile.

Le ragioni sono molteplici e prima di tutto squisitamente interne visto che per poterlo fare è necessario avviare una riflessione sulla vera identità dello studio e sulla coerenza dei propri processi interni, magari cogliendo l’occasione per innovarli e ripensare a tutto tondo a come usare in modo efficiente le proprie risorse.

In secondo luogo, perchè le iniziative portate avanti da uno studio -come da qualsiasi altra organizzazione- con riferimento alla sostenibilità sono il frutto dell’ascolto attento di tutti gli attori della catena del valore: occuparsi di sostenibilità implica necessariamente avviare un dialogo con tutti gli stakeholder, nell’ottica di un confronto positivo e di sicuro interesse per tutte le parti coinvolte in quanto indirizzato a individuare aree di miglioramento o di valorizzazione in una logica di assoluta collaborazione.

Ultimo e non certo ultimo, comunicare il proprio impegno nei confronti della sostenibilità è intelligente perchè si traguarda l’(abusato) obiettivo di informare per abbracciare quello del costituire un esempio positivo trainante per altre organizzazioni ed essere dei veri agenti del cambiamento in una società che spinge nella stessa direzione.

Quali informazioni vanno comunicate?

Non solo quelle finanziarie ma piuttosto quelle che descrivono le strategie di business dello studio, ovviamente sempre con un respiro di lungo periodo, in modo trasparente e dimostrabile.

E come?

A parte i canali che sono senz’altro i più vari, esistono una serie di documenti che possono -visto che ancora non è obbligatorio per gli studi professionali redigerli[2]- essere adottati e pubblicati. Primo tra tutti il codice etico e a seguire Il bilancio di sostenibilità, ossia il documento con cui un’organizzazione comunica periodicamente gli esiti della sua attività, non limitandosi ai soli aspetti finanziari e contabili ma prendendo in esame temi correlati ai parametri ESG. Per redigerlo in modo corretto e quanto più esaustivo possibile, esistono diverse linee guida: tra quelle che più spesso vengono utilizzate ricordiamo i GRI standard.

Prima di concludere, ritengo una volta ancora fondamentale ricordare che le comunicazioni non devono unicamente essere rivolte all’esterno: un tassello fondamentale è proprio quello della comunicazione interna. Le persone che lavorano in studio possono esserne i primi ambasciatori, testimoni positivi della realtà in cui operano solo se sono adeguatamente informate e a conoscenza delle strategie e dei traguardi che sta raggiungendo. Per questa ragione è indispensabile accertarsi in primis del livello di consapevolezza e, a stretto giro, coinvolgere, motivare e anche formare, laddove se ne riscontra la necessità, i professionisti e tutte le persone che operano in studio alla ricerca di una sintonia tra loro e i principi, i valori e gli obiettivi prefissati.


[1] Ricerca Nielsen "Global survey of corporate social responsibility and sustainability”

[2] La Direttiva Barnier -Direttiva 2014/95/EU recepita con il D.lgs 254 del 30 dicembre 2016- stabilisce le nuove modalità di comunicazione delle informazioni non finanziarie (DNF – Dichiarazione Non Finanziaria). Si applica ad enti di interesse pubblico (banche, assicurazioni, riassicurazioni) e società che emettono titoli di debito in borsa (es. azioni, obbligazioni), purchè abbiano: almeno 500 dipendenti e un patrimonio maggiore di 20 milioni di Euro o ricavi maggiori di 40 milioni di Euro.

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