Giovani impegnati nel sociale: come coinvolgerli nel Terzo Settore

11.03.2026 - Tempo di lettura: 5'
Giovani impegnati nel sociale: come coinvolgerli nel Terzo Settore

Non è facile quantificare il numero di giovani impegnati nel sociale in Italia: a disposizione ci sono infatti unicamente indagini parziali, a livello locale, o dedicate a un focus più preciso. Viene per esempio citata spesso un’indagine di Openpolis volta a indagare il rapporto tra giovani e volontariato in Italia, che spiega che, se a livello nazionale la media di persone coinvolte nel volontariato è pari all’1,6%, per la classe demografica under 25 si raggiunge – e per certe fasce si supera – la media del 2%. È stato anche fatto notare che, dopo la grande flessione causata dal Covid, a partire dal 2022 il volontariato è tornato a crescere, soprattutto tra i minorenni, a ribadire lo stretto contatto tra giovani e solidarietà. Queste rilevazioni sono preziose per il Terzo Settore, il quale proprio nel reperimento di nuove (e aggiornate) leve individua una delle principali sfide da affrontare in questi anni; è infatti sempre più evidente, tra le altre cose, la difficoltà di buona parte di questo mondo di attrezzarsi in modo efficace per affrontare la transizione digitale, soprattutto nel caso delle più piccole associazioni, con un numero ridotto di dipendenti. Ma come muoversi per coinvolgere la fascia più giovane nel Terzo Settore? Ecco alcuni consigli.

Come coinvolgere i giovani nel Terzo Settore

È stato fatto notare in più occasioni quanto, a fronte di segnali positivi sul coinvolgimento dei giovanissimi nel mondo solidale, le organizzazioni del Terzo Settore incontrino serie difficoltà nel creare delle solide relazioni con i ventenni, e più nello specifico con gli esponenti della cosiddetta Generazione Z. La preoccupazione è quella di vedere nel Terzo Settore una prospettiva poco affascinante per la carriera dei giovani, cosa che rallenta e rende più difficoltoso quel passaggio delicato – ma ineliminabile – che è il ricambio generazionale all’interno degli ETS.

Più volte sono state analizzate e messe in luce le peculiarità della Gen Z: si evidenziano tipicamente aspetti come la ricerca di una buona work-life balance, la breve permanenza lavorativa presso la medesima realtà, le difficoltà nell’affrontare stress e frustrazione. Le risposte principali consistono nell’applicare delle efficaci strategie di talent acquisition, a partire da un buon employer branding, e quindi da un insieme di attenzioni tese a promuovere l’immagine dell’ETS quale luogo di lavoro attraente e soddisfacente. Questo sapendo, peraltro, che alcune indagini hanno reso un’immagine poco lusinghiera del Terzo Settore come luogo di lavoro: secondo l’Edelman Trust Barometer, il terzo settore godrebbe infatti meno fiducia rispetto alle imprese. Un risultato che fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile.

Come attirare e trattenere i giovani in un ETS

Buona parte del lavoro necessario per coinvolgere i giovani nel Terzo Settore si identifica anche con le attività indicate per trattenere i talenti una volta assunti, per fare quindi in modo che la loro permanenza all’interno di un’associazione o di una fondazione sia di lunga durata. A partire dalle esigenze dei più giovani risulta chiaro quanto sia importante dare priorità al benessere mentale e fisico dei dipendenti, assicurando un ambiente di lavoro sereno e aperto, con una comunicazione trasparente e chiara a livello orizzontale e verticale, e con lo sviluppo di un buon senso di appartenenza.

Sapendo quanto sia importante, soprattutto per i giovani, avere un buon equilibrio tra vita privata e lavorativa, diventa essenziale poter offrire una buona gestione del tempo. Si parla quindi di orari flessibili, di smart working (anche parziale), di tools di time management, nonché di una buona gestione delle scadenze, così da impostare i carichi di lavoro in modo da permettere il raggiungimento di buoni risultati senza alzare l’asticella dello stress.

Tra gli altri elementi fondamentali per attirare e trattenere i giovani negli enti del terzo settore ci sono l’inclusività (concreta, non solo dichiarata), le possibilità di carriera (eventualmente con appositi piani) nonché degli investimenti nelle nuove tecnologie, per poter mettere a frutto le skill dei nuovi talenti.

Quanto è importante il contributo dei giovani per un ETS?

Il recente censimento Istat sulle istituzioni non profit ha messo in luce la scarsa padronanza del digitale all’interno di questo mondo: basti pensare che nel 2021 solamente un’associazione su tre si è avvalsa di piattaforme digitali per la propria attività. Da qui si intuisce quanto possa essere fondamentale poter contare su nuove leve, in grado di portare al livello successivo anche la cultura digitale delle organizzazioni del Terzo Settore. Tutto questo sapendo, peraltro, che gestionali come Terzo Settore in Cloud presentano un utilizzo semplice e intuitivo, mettendo a disposizione, all’interno di un’unica interfaccia, una gamma molto ampia di strumenti per la gestione e l’amministrazione di qualsiasi tipo di ETS.

Terzo Settore in Cloud
Il software per la gestione degli enti del terzo settore e delle Associazioni no profit.

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