Rating ESG: guida per ottenere un buon punteggio

Il Rating ESG, acronimo che sta per Environmental, Social e Governance, non è più solo una misura reputazionale, ma influisce sull’accesso al credito, sulla partecipazione a bandi pubblici, sui criteri di qualificazione nelle supply chain e sul modo in cui le banche valutano il merito creditizio delle imprese.
Per le PMI il tema diventa molto operativo. Un punteggio ESG basso può rendere più difficile ottenere finanziamenti, entrare in una filiera strutturata o dimostrare affidabilità verso clienti e stakeholder. Migliorarlo, al contrario, significa lavorare su dati, processi interni, governance, gestione ambientale e responsabilità sociale.
Ma come si calcola il Rating ESG? E quali azioni aiutano davvero a ottenere una valutazione più alta?
Indice
- Rating ESG: cos’è?
- Le componenti chiave di un Rating di sostenibilità
- I vantaggi di un buon Rating ESG
- Rating ESG e accesso al credito: cosa cambia dal 2026?
- Come aumentare il punteggio del Rating ESG
Rating ESG: cos’è?
Partiamo con lo spiegare cos’è il Rating ESG di un’azienda. Vale la pena ricordare prima di tutto che questo acronimo è stato usato per la prima volta nel 2004, nel report UN Global Compact, indicando una visione ampia del concetto di sostenibilità.
Si capisce quindi che, dal punto di vista di un’azienda, il Rating ESG rappresenta un giudizio sintetico che certifica la sostenibilità di un certo business, di un fondo o di un titolo dal punto di vista ambientale, sociale e di governance. È possibile individuare i punti di riferimento essenziali delle logiche ESG in due grandi “documenti” del processo verso un mondo più sostenibile: da una parte l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, dall’altra gli Accordi di Parigi del 2015.
Prima di vedere quelle che sono le componenti chiave del Rating di sostenibilità, è bene specificare che queste valutazioni attualmente possono essere calcolate ed elaborate da diversi soggetti, in modo statistico, attraverso questionari o in modo automatizzato. La regolamentazione è in corso di aggiornamento proprio per definire in maniera univoca processi, metodologie ed enti che riceveranno un’approvazione e una registrazione formale da parte dell’autorità europea preposta.
Soltanto dopo tale approvazione i Rating ESG potranno essere considerati ufficiali, emessi da agenzie specializzate, come avviene oggi per i rating del credito.
La valutazione ESG, dunque, è elaborata a partire da dati e informazioni raccolte nei documenti dell’azienda che la richiede, in documenti proprietari, come disclosure volontarie o Report di Sostenibilità, oppure durante sopralluoghi e incontri. Un punteggio ESG positivo indica che l’azienda integra efficacemente i fattori ambientali, sociali e di governance nella propria strategia e nei propri processi, dimostrando una gestione sostenibile dei rischi e una capacità di generare valore nel lungo periodo. Vediamo ora quali sono gli elementi fondamentali di un rating di sostenibilità aziendale.
Le componenti chiave di un Rating di sostenibilità
Sono generalmente tre i gruppi di dati che vengono presi in considerazione per esprimere un punteggio finale. Ecco quali sono gli elementi principali in ogni categoria.
I criteri ambientali
Il pilastro ambientale (Environmental) valuta l’impatto che le attività di un’azienda generano sull’ambiente e la capacità dell’organizzazione di gestire i rischi legati alla transizione sostenibile.
Tra gli aspetti analizzati rientrano le emissioni di gas a effetto serra, sia dirette sia indirette, i consumi energetici, l’utilizzo delle risorse naturali e le modalità di gestione degli impatti ambientali legati ai processi aziendali.
La valutazione considera inoltre elementi come l’efficienza energetica, l’adozione di fonti rinnovabili, le iniziative per la riduzione delle emissioni, la gestione dei rifiuti e l’attenzione alla tutela della biodiversità. Questi indicatori contribuiscono a definire il livello di sostenibilità ambientale dell’impresa e sono uno degli elementi considerati nella valutazione complessiva del rating ESG aziendale.
La componente sociale
Il secondo punto del Rating ESG è dedicato all’impatto sociale dell’ente preso in esame, nella consapevolezza che le aziende hanno una responsabilità sociale, oltre che ambientale, nei confronti dei dipendenti, dei collaboratori e, in generale, della comunità in cui l’impresa opera.
Gli impatti possono essere diversi, sia positivi, come la creazione di nuovi posti di lavoro, lo sviluppo di nuove competenze, la promozione di un ambiente lavorativo sereno e inclusivo o la collaborazione con altre realtà, sia negativi, come non investire nella formazione, trascurare la sicurezza o non proteggere i dati personali.
La governance aziendale
Il terzo gruppo di aspetti presi in considerazione per il calcolo del rating ESG ha a che fare con la governance aziendale. Si parla quindi dell’insieme di processi e di regole aziendali che caratterizzano l’impresa.
Qui gli elementi che vengono presi in considerazione possono essere i più differenti: il livello di trasparenza, la diversità del consiglio, la presenza di efficaci sistemi per la gestione del rischio, la promozione di una forte etica aziendale, lo sviluppo di una cultura organizzativa di qualità e così via.
I vantaggi di un buon Rating ESG
Un buon Rating ESG già oggi può incidere su decisioni molto vicine alla gestione quotidiana dell’impresa: credito, bandi, rapporti con i grandi clienti e accesso a nuovi investimenti.
Il primo effetto riguarda le banche. I fattori ambientali, sociali e di governance entrano sempre più spesso nella valutazione del merito creditizio, perché aiutano a comprendere l’esposizione dell’azienda ai rischi ESG e la sua capacità di gestirli nel tempo.
Tra questi rientrano il rischio fisico, legato agli effetti concreti dei cambiamenti climatici sulle attività aziendali, come eventi estremi o limitazioni nell’accesso alle risorse, e il rischio di transizione, connesso al passaggio verso un’economia più sostenibile e ai possibili impatti derivanti da nuove normative, innovazioni tecnologiche o cambiamenti del mercato. Un profilo ESG documentato può quindi pesare su tassi, garanzie richieste e plafond disponibili.
Il punteggio ESG conta anche nella finanza agevolata e nei bandi pubblici, soprattutto quando gli investimenti riguardano transizione ecologica, efficienza energetica o riduzione delle emissioni.
C’è poi il tema della filiera. Le grandi aziende chiedono ai fornitori dati su emissioni, sicurezza sul lavoro, governance e tracciabilità. Chi non dispone di documentazione adeguata può perdere punteggio nelle procedure di qualifica o restare fuori da nuove commesse.
Un profilo ESG credibile aiuta anche nei rapporti con investitori, stakeholder e talenti. Dichiarare attenzione alla sostenibilità non basta: servono numeri, procedure e responsabilità chiare.
Rating ESG e accesso al credito: cosa cambia dal 2026?
Dall’11 gennaio 2026 sono operative, per i principali istituti finanziari italiani ed europei, le linee guida dell’EBA sulla gestione dei rischi ESG. Le banche devono integrare i fattori ambientali, sociali e di governance nei processi di concessione del credito e nella valutazione del profilo di rischio della clientela. Il profilo ESG dell’impresa entra quindi nel rating bancario interno e incide concretamente su tassi, garanzie e disponibilità di credito, indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda.
Per le PMI i numeri già raccontano la direzione: secondo i dati CRIF, nel 2024 circa il 39% dei finanziamenti a imprese italiane è andato a soggetti con un profilo ESG adeguato, contro il 25% dell’anno precedente. Chi non presidia questi aspetti rischia di trovarsi in una posizione di svantaggio nelle trattative con le banche, nei rapporti con la supply chain e nella partecipazione a bandi, anche con un bilancio solido. Il tema riguarda soprattutto il modo in cui la sostenibilità ESG entra nei rapporti con stakeholder e catena del valore, perché clienti, fornitori e partner chiedono dati sempre più verificabili.
Visti i tanti aspetti che devono essere considerati per esprimere un punteggio di sostenibilità, non stupisce il fatto che esistano molti modelli di calcolo del Rating ESG: secondo l’ESG European Institute ci sarebbero più di 600 ESG scoring diversi al mondo. Questo significa che ogni ente che eroga queste valutazioni utilizza un proprio approccio e che i punteggi sono confrontabili con affidabilità solo se prodotti dallo stesso soggetto.
L’entrata in vigore delle linee guida EBA sta però spingendo verso una maggiore uniformità almeno nella componente che rileva per il credito bancario. Attualmente non esiste ancora un metodo unico e universalmente adottato per il calcolo del Rating ESG: i diversi provider possono utilizzare metodologie e indicatori differenti. Per questo motivo, il mercato si sta muovendo verso una maggiore armonizzazione dei criteri di valutazione, anche attraverso nuove iniziative normative volte a migliorare trasparenza e comparabilità dei rating ESG.
Un percorso già avviato a livello europeo con il Regolamento (UE) 2024/3005 sui fornitori di rating ESG, che introduce requisiti comuni di trasparenza e affidabilità, e con l’apertura dal 2 luglio 2026 della finestra di notifica a ESMA per i provider.
Ma come fare per migliorare il proprio punteggio?
Come aumentare il punteggio del Rating ESG
Ecco alcuni tra gli interventi principali per aumentare il proprio Rating ESG.
- Mitigare l’impatto ambientale riducendo le emissioni di gas a effetto serra: le emissioni di anidride carbonica e di altri gas inquinanti hanno un peso importante nel calcolo del punteggio ESG aziendale, ed è quindi bene sviluppare una strategia per ridurre l’impatto. Si parla del passaggio alle rinnovabili e, nel frattempo, della compensazione delle emissioni non immediatamente azzerabili;
- Strutturare la rendicontazione ESG: anche le PMI non soggette agli obblighi diretti della CSRD traggono vantaggio dal dotarsi di un reporting di sostenibilità ordinato. Banche, committenti e partner lo richiedono sempre più spesso nella due diligence, e averlo già pronto cambia i tempi di risposta;
- Estendere i criteri ESG alla supply chain: integrare requisiti ambientali e sociali nei contratti con i fornitori migliora il punteggio complessivo e riduce il rischio reputazionale legato alle catene di fornitura;
- Garantire sicurezza e privacy: a livello di governance, proteggere le informazioni sensibili di clienti, collaboratori e fornitori è un fattore diretto nel Rating ESG; le soluzioni affidabili per privacy e cybersecurity diventano quindi un asset misurabile;
- Aumentare la trasparenza dei processi: lavorare sulla tracciabilità delle decisioni e delle azioni aziendali migliora la componente governance del punteggio e rafforza la credibilità verso banche e stakeholder.
Per misurare e presidiare il profilo ESG in modo strutturato, TeamSystem offre soluzioni specifiche, tra cui uno Scoring ESG e un Rating ESG sviluppati con Modefinance, che permettono a imprese e professionisti di ottenere una valutazione di sostenibilità comparabile nel tempo e direttamente spendibile nei confronti di banche, clienti e partner commerciali.