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Studi professionali e stampa: guida per un rapporto di lunga durata

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Studi professionali e stampa: guida per un rapporto di lunga durata
13/07/2020 | a cura di Amalia di Carlo | gestione-studio

Avvocati e giornalisti. Due categorie che nel mondo degli studi professionali vengono sempre più spesso a contatto. E se per un avvocato, un tempo, avere a che fare con un giornalista poteva essere sconveniente e indizio di poca serietà professionale verso il cliente, adesso avere rapporti costanti con le testate è conditio sine qua non per un buon piano di comunicazione.

L’accreditamento e l’istituzionalizzazione del brand di uno studio professionale non può fare a meno della presenza sulla stampa. Ma non sempre ai professionisti, siano essi avvocati o commercialisti, sono ben chiare le dinamiche che regolano i rapporti con le testate.

Allora facciamo un breve excursus sulle modalità di interazione con i giornalisti e sui cardini portanti che regolano il rapporto con i media.

COMUNICATI STAMPA

Partiamo dal presupposto che non tutto è comunicabile. Nel senso che non tutto interessa ai lettori. Prima di redigere ed emettere un comunicato stampa, chiediamoci se al posto del lettore potremmo essere interessati a quella notizia. Una volta, dialogando con un esperto indiscusso del settore, mi confessò “I comunicati spesso vengono riempiti di informazioni inutili, o usati per dare informazioni di scarso interesse”. In particolare il mio interlocutore si riferiva al caso in cui uno studio annuncia la partecipazione di uno dei suoi avvocati a una conferenza o ad un evento. Un’ informazione che di certo potrà anche essere di rilievo per l’avvocato interessato e per lo studio presso il quale opera, ma nel 90% dei casi non è di alcun interesse per il pubblico di una testata. Altro caso, che spesso e volentieri si manifesta, è quello di farcire il testo del comunicato di termini quali, leader, primario, autocelebrandosi o sottolineando, per esempio che l’avvocato Tal dei Tali è “laureato in giurisprudenza”, un’informazione quantomeno superflua.


LE INTERVISTE

Nel momento in cui si contatta un giornalista per raccontare la propria storia, l’andamento dello studio, i nuovi progetti, è bene tenere a mente alcune cose.
Prima tra tutte: l’intervista è un’occasione di visibilità preziosa, per cui è fondamentale rilasciarla quando si ha veramente qualcosa da comunicare o per lanciare una notizia di rilievo e approfondirla con un interlocutore competente.
Una cosa è certa: non si deve chiamare un giornalista se non volete che questi vi faccia delle domande.
Prerogativa per impostare un rapporto, anche di lunga durata e collaborazione con la testata, è quella di non mentire; negare cose che si sa essere vere, o ancora, affermare cose che si sa non corrispondere alla realtà. Alla fine tutto torna, e non c’è cosa peggiore che essere smentiti dai fatti.  Prima di affrontare l’intervista è fondamentale conoscere il giornalista o la testata per cui lavora, per un semplice motivo: se sapete cosa interessa a quel giornale, potete gestire meglio il dialogo, e magari evitare o prevenire anche domande scomode.

Tenete ben a mente, inoltre, che i giornalisti sono professionisti con una deontologia e un’indipendenza che vanno rispettate; per cui se, con un certo tatto, è possibile chiedere di rivedere i virgolettati, richiesta che nella maggior parte dei casi vi verrà accordata, non pretendete, al contrario, di rivedere per intero il pezzo che andrà in pubblicazione, o chiedere di modificare il titolo o eventualmente le immagini a corredo.
Ultimo suggerimento, ma non per importanza: se volete che un giornalista si fidi di voi, dovrete avere anche voi fiducia in lui!

LE PROPOSTE

La presenza sulla stampa, come dicevamo, è fondamentale per accreditare lo studio in uno o più settori. Per cui è importante garantire la propria presenza sulle testate di riferimento su argomenti specifici, proponendo alle redazioni articoli a firma o interventi che, partendo dall’attualità, spieghino novità normative, cavilli burocratici, e ne evidenzino le peculiarità.
È essenziale essere sempre sul pezzo, leggere i giornali e documentarsi sull’attualità per proporre dei pezzi interessanti per i lettori, e con un taglio diverso rispetto magari a quanto già scritto dallo stesso giornale. E dunque è bene partire dal proprio lavoro quotidiano per trovare angoli di lettura calati nella realtà.
Nel momento in cui si ha il benestare della testata alla stesura dell’articolo è necessario seguire degli accorgimenti, come quello di evitare di scrivere in “legalese”. Gli avvocati in genere parlano utilizzando un lessico tecnico perché pensano che sia più professionale. Ma semplificare il linguaggio non è un’operazione complicata. Basta chiedersi se nella vita di tutti i giorni, si utilizzano espressioni o parole come “altresì” “orbene” “ordunque”.
E se il giornalista vi ha cambiato una frase per renderla più fruibile, o sostituito la vostra foto con un’immagine generica o ancora abbia relegato il vostro comunicato nelle notizie di minor importanza, non ve la prendete.
Come disse Humphrey Bogart nell’indimenticabile finale de L'ultima minaccia “È la stampa, bellezza! E tu non puoi farci niente!”.

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