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Avvocati e stress: tecniche per renderlo un alleato

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Avvocati e stress: tecniche per renderlo un alleato
15/07/2019 | Di Flavia Piscitelli e Annalisa Vavallo | organizzazione-studio

Lo stress può essere anche positivo e può rappresentare una risorsa se si sa come funziona e come gestirlo correttamente. Partiamo da qui, smontando un cliché che spesso accompagna questo termine associato esclusivamente ad effetti negativi.

a cura di Di Flavia Piscitelli e Annalisa Vavallo – Studio Legale Lisi

LO STRESS IN NATURA

Il meccanismo dello stress è antico quanto l’uomo e ha da sempre rappresentato uno strumento utilissimo per la nostra sopravvivenza. Lo stress ha permesso al genere umano di superare sfide, di realizzare progetti e di affrontare i pericoli. Senza lo stress non saremmo reattivi alle minacce e saremmo molto più esposti ai pericoli e agli insuccessi. È lo stress che ci ha permesso di difenderci dalle belve feroci un tempo ed è lo stress che ci permette di completare un compito oggi, di arrivare in orario ad un appuntamento e di superare un esame.
Lo stress è una sorta di barretta energetica che la natura ha previsto per noi nei momenti difficili in cui abbiamo bisogno di performance particolari per superare le sfide; in quei momenti abbiamo bisogno di energia supplementare ed esplosiva. Quell’energia ci rende “super”, ci rende più attivi, reattivi, veloci, forti, attenti. Tutto questo per darci maggiori opportunità di superare le sfide e di salvarci la vita. Oggi che non dobbiamo più difenderci dalle belve feroci della foresta, lo stress resta intatto con il suo meccanismo di attacco-fuga di fronte ai pericoli e alle sollecitazioni. Ciò che è cambiato, dunque, non è il meccanismo naturale dello stress, quanto il contesto in cui agisce. Dal momento che non abbiamo più la necessità di salvarci la vita continuamente da animali pericolosi, i pericoli e le sollecitazioni che mettono in allarme il nostro sistema di difesa sono oggi rappresentati da altri fattori, tra cui troviamo email, messaggi del cellulare, interruzioni al lavoro continue, scadenze, impegni, appuntamenti e tutte le situazioni in cui ci sentiamo precari o in pericolo (taxi, treno, aereo, traffico, code, etc.).

IL MECCANISMO

Come opera il meccanismo dello stress? Senza entrare nel dettaglio, ci basti qui sapere che il sistema di difesa che noi abbiamo si attiva ogni qual volta percepiamo attraverso gli organi di senso un pericolo o una minaccia per la nostra incolumità. Gli organi di senso inviano a due aree del cervello, chiamate amigdala (che in greco vuol dire “mandorla”, per la forma che rivestono) che funziona come una sentinella su una torretta che lancia l’allarme. Tale allarme attraversa il liquido spinale e raggiunge due sacche poste sopra i reni, chiamate ghiandole surrenali. All’interno troviamo una serie di ormoni (gli ormoni dello stress) appartenenti a due principali famiglie: gli adrenalinici e i cortisonici. La prima famiglia contiene sostanze eccitanti, che hanno la funzione di velocizzare le nostre reazioni e darci più forza per aumentare la probabilità di superare la sfida. La seconda famiglia contiene sostanze antagoniste delle prime, che svolgono la funzione di pompiere che spegne gli incendi provocati dalle sostanze eccitanti. In questo modo si evitano danni all’organismo, che altrimenti patirebbe l’essere sottoposto ad un’attività infiammatoria eccessiva. Per milioni di anni questo meccanismo ha funzionato benissimo e ha svolto la sua funzione difensiva, proteggendoci dall’ambiente circostante.

IL MECCANISMO OGGI

Come abbiamo visto, il meccanismo non è cambiato nel tempo; cioè che è cambiato è il contesto in cui è chiamato ad operare. Il nostro cervello vive le sollecitazioni esterne come pericoli, anche se nella realtà pericoli non sono. Il trillo del telefono, le continue email che arrivano, la frenata di un’auto sull’asfalto, il rumore del gessetto sulla lavagna, il dover rispettare continue scadenze imposte da altri sono tutte situazioni in cui il nostro organismo si vede sotto minaccia e per aiutarci a venirne fuori reagisce rilasciando ormoni dello stress. Questi ormoni finiscono nel sangue e raggiungono in particolare quelle parti del corpo deputate storicamente a portarci via dalle situazioni di pericolo; in particolare avremo un’affluenza di sangue alle gambe – le leve che dovrebbero portarci lontano e velocemente dalla situazione di pericolo – con aumento del battito cardiaco, per pompare più sangue e un aumento della ventilazione polmonare, per portare più ossigeno che servirà a bruciare glucosio per produrre energia.
Immaginate ora questo meccanismo ripetuto nella giornata decine, centinaia di volte, quante sono le sollecitazioni che arrivano dall’esterno. Per esempio, per un avvocato le sollecitazioni stressogene possono essere le email, le telefonate, le richieste dei clienti, le riunioni in studio, il malfunzionamento della tecnologia (dalla stampante che non funziona, al wi-fi), le scadenze da rispettare, l’udienza, la gestione del cliente, le liti con i colleghi, le novità normative, la burocrazia. Alle sfide poste dalla realtà esterna, che chiameremo esogene, si affiancano le sfide poste dalla realtà interna, quali i pensieri e le preoccupazioni, che chiameremo endogene. In sostanza, noi oggi abbiamo costantemente in circolo una quantità di ormoni dello stress decisamente eccessivo rispetto al livello naturale, dal momento che di naturale nella nostra vita c’è davvero poco.

DA ALLEATO A PERICOLO

Lo stress è dunque un grande alleato, una difesa contro i pericoli. Questo meccanismo va rispettato ed è essenziale per la nostra sopravvivenza. Quando allora diventa nocivo? Quando non è gestito correttamente e diventa uno status permanente. Si parla infatti di eu-stress, intendendo lo stress buono e di dis-stress, intendendo lo stress cattivo. Il primo serve a tenerci vigili e operativi. Senza questo saremmo apatici e non otterremmo risultati dalla vita.
Il secondo, invece, può portare alla lunga a danni anche permanenti al nostro organismo, fino a vere e proprie patologie. In sostanza, l’organismo sottoposto a pressione continua cerca di adattarsi alla situazione senza riuscirci, finchè si ammala. Prima di ammalarsi l’organismo ci parla comunicando attraverso il linguaggio del corpo: dolori muscolari, difficoltà digestive, caduta dei capelli, irritabilità, infiammazioni, intolleranze alimentari. Non ascoltare questi segnali porterà l’organismo a dover alzare il tiro per metterci all’erta, fino ad ammalarsi davvero, perché non ascoltato.

COME RENDERLO AMICO

Il meccanismo ora è chiaro a cosa serve e come funziona. Cerchiamo di capire quindi come possiamo renderlo un nostro alleato per permetterci di raggiungere risultati, evitando le conseguenze sulla salute che abbiamo accennato.
La parola chiave è equilibrio. Lo stress ha un andamento a campana, dove da una situazione di equilibrio parte una scarica di adrenalina in risposta ad una sollecitazione, che raggiunge un picco massimo. In quello stato siamo “super” e possiamo affrontare adeguatamente la situazione. Ma quello stato dura poco, è concentrato per permetterci di superare la sfida e poi inizia la fase di calo, quindi di scarico dell’energia, per ritrovare successivamente l’omeostasi emotiva e quindi un nuovo equilibrio in assenza di sollecitazioni.
L’errore che non va commesso è proprio in questa seconda fase. La maggior parte di noi vive ipersollecitato. Non permette, quindi, al meccanismo di completare il ciclo ritornando in equilibrio. Ad una sollecitazione ne segue subito un’altra e poi un’altra e poi un’altra ancora.
Per esempio, dopo la riunione subito si guardano le email, si risponde e durante arrivano messaggi, poi telefonate, poi l’incontro con un cliente, poi una nuova riunione, poi la coda al bar, poi di corsa in macchina al nuovo appuntamento e così via.
L’organismo, sotto le sollecitazioni e la richiesta di continua energia risponde offrendola sotto forma di adrenalina. Insieme deve però emettere anche i cortisonici per ridurre i danni da infiammazione e così via. Immaginate che nel sangue continuano ad essere immesse sostanze che ci dovrebbero essere solo sporadicamente e per poco tempo.
L’organismo va in sofferenza e non trovando vie di scarico, sia fisico (come l’attività fisica), sia emotivo (come il relax), comincia a soccombere sotto il peso di queste sostanze. Cosa dovremmo fare allora? Dovremmo prevedere sempre dopo un momento di stress, di sforza, un momento di recupero emotivo e fisico. L’errore è passare senza soluzione di continuità da un impegno all’altro. L’errore è farci continuamente interrompere nelle attività che stiamo facendo. L’errore è sottovalutare gli effetti di una vita così spinta a mille sempre.
Se, al contrario, imparassimo a gestire in modo più ordinato le cose, otterremmo più risultati e meno stress. Il multitasking, per esempio, è una grande bufala che ci hanno raccontato. Non è vero che si possono fare più cose insieme e il fantomatico multitasking non solo non aumenta le performance, ma aumenta il rischio di errore, dimenticanze, riduce la qualità dei risultati e aumenta lo stress.
Molti mentre leggono queste righe penseranno che non dipende da loro, che sono inseriti in un meccanismo infermale, che è la natura del lavoro che svolgono a determinare i ritmi e cose del genere. In realtà è così solo in parte, perché ciascuno se vuole e sa come fare può programmare meglio le attività, pianificare e gestire gli impegni in modo più consapevole, senza farsi assorbire dalle cose come se fosse ineluttabile. Per esempio, la gestione del cellulare e della posta elettronica, fonti primarie di stress oggi, possono essere migliorate e di parecchio.
Imparate a spegnere il cellulare mentre vi state dedicando ad una attività che richiede concentrazione e abbiate il coraggio di farlo. Imparate e chiudere la posta elettronica mentre lavorate a computer e fissatevi degli orari in cui guardare ed evadere la posta elettronica. Allenatevi ad uscire il week end senza cellulare, ad andare a fare i corsi e spegnerlo, a spegnerlo di notte, a gestire i social network con maggior consapevolezza e non in modo pervasivo.
Insomma, sicuramente la realtà che ci troviamo a vivere è ricca di sollecitazioni, ma sta anche a noi avere la fermezza e il coraggio di darci delle sane regole, di darci dei ritmi e di coltivare l’equilibrio.
Fare diverse pause durante la giornata, mangiare senza guardare il cellulare a pranzo e cena, dedicarci ad attività materiali una alla volta, trovare momenti di svago, saper riposare bene sia di notte che in alcuni momenti della giornata per recuperare le forze, sono tutte buone abitudini che aumenteranno le vostre performance e diminuiranno lo stress.

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