Riforma IVA per il Terzo settore: le novità slittano al 2036

Dopo una serie di rimandi, le novità della riforma IVA prevista per il Terzo settore slittano al 2036: la proroga di 10 anni è prevista dal decreto legislativo n. 186 del 2025
Enti del terzo settore e associazioni sportive dilettantistiche avranno a disposizione 10 anni per adeguarsi alle novità previste dalla riforma IVA.
La nuova disciplina, introdotta con l’art. 5 del DL n. 146/2021, sarebbe dovuta entrare in vigore già negli anni scorsi ma nel tempo ha collezionato diverse proroghe.
E infatti a un passo dal debutto, previsto in ultima analisi per il 1° gennaio 2026, la portata delle nuove norme, anche in termini di adempimenti per i soggetti coinvolti, ha spinto il Governo ad aprire una interlocuzione con la Commissione Europea per posticipare i tempi.
La riscrittura del calendario è stata formalizzata nel decreto legislativo n. 186 del 2025.
Riforma IVA per il Terzo settore: proroga al 2036 per le novità
Con il provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 dicembre 2025, si rinvia al 1° gennaio 2036 l’applicazione del nuovo regime di esenzione IVA per le operazioni realizzate dagli enti associativi di cui all’articolo 5, comma 15-quater, del decreto-legge n. 146 del 2021.
Con la nuova disciplina IVA, in estrema sintesi, molte operazioni passeranno da un regime di esclusione IVA ad un regime di esenzione e, invece, molte altre diventeranno imponibili, con tutte le conseguenze che ne derivano.
Questi passaggi, infatti, per gli enti interessati si tradurranno in una serie di impegni dal punto di vista fiscale e amministrativo e in un carico di adempimenti del tutto nuovo.
Le modifiche apportate dal DL n. 146/2021 al DPR n. 633/72 porteranno tutti gli enti non commerciali ad aprire la partita IVA nel caso in cui le entrate percepite non dovessero rientrare tra le seguenti categorie:
- quote associative;
- donazioni;
- erogazioni liberali;
- contributi da enti pubblici.
Avere delle entrate derivanti da specifici corrispettivi significherà dover rispettare i principali adempimenti IVA come, ad esempio, provvedere alla fatturazione elettronica.
Riforma IVA: il Terzo settore guadagna 10 anni per adeguarsi alle novità
Ed è proprio nelle conseguenze che derivano dalle nuove disposizioni che deve essere rintracciata la ragione di una proroga decennale.
Per approvarla è stato necessario il dialogo con l’UE perché la modifica del regime fiscale Iva relativo alle prestazioni rese da enti associativi nasce proprio dall’alert della Commissione europea per il mancato allineamento tra la normativa comunitaria e quella italiana relativamente all’esclusione dal campo di applicazione dell’IVA delle operazioni effettuate dagli enti associativi con una specifica natura o qualifica (associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona), dietro corrispettivo specifico o contributo supplementare e in risposta ai fini istituzionali dell’ente.
Con le ultime novità approvate dal Governo, in ogni caso, le modifiche da apportare per poter continuare ad operare come ente non commerciale non interesseranno gli enti almeno per altri 10 anni, un tempo da utilizzare per prepararsi al meglio al cambiamento.