Sport dilettantistico e professionistico: quali sono le differenze

03.02.2026 - Tempo di lettura: 3'
Sport dilettantistico e professionistico: quali sono le differenze

Che differenza esiste tra sport dilettantistico e professionistico​? E in che modo si distingue concretamente l’atleta dilettante dal professionista? Come si vedrà in questa guida, le differenze tra professionismo e dilettantismo nel mondo sportivo sono, al mutare della prospettiva, piccole ed enormi, nette o vaghe. Per eliminare immediatamente ulteriori dubbi, vale la pena ricordare che in entrambi i casi si può certamente parlare di sport agonistico, e quindi di attività sportiva praticata in modo organizzato e continuativo, con lo scopo di dare il meglio in occasione di gare e di incontri. La differenza tra sport dilettantistico e professionistico va quindi individuata altrove.

La differenza tra sport dilettantistico e professionistico

Vale la pena ricordare che lo sport dovrebbe sempre essere prima di tutto divertimento e passione: non a caso la parola stessa deriva dal termine francese antico “desport”, che indicava lo svago e per l’appunto il divertimento.

In linea generale, ancor prima di guardare alle normative, è possibile individuare la differenza tra sport dilettantistico e professionistico a livello delle finalità: chi pratica sport a livello dilettantistico lo fa con una finalità ricreativa, laddove invece nel caso dello sport professionistico si parla di una professione, con un’attività che va quindi al di là dello svago.

Per lungo tempo buona parte della storia dello sport è stata scritta dagli atleti dilettanti. Basti per esempio pensare alle Olimpiadi, le quali sono nate e si sono sviluppate per l’appunto intorno allo sport dilettantistico; solo successivamente i giochi olimpici si sono aperti al professionismo. Fin qui, però, non è stata presentata una differenza netta tra dilettantismo e professionismo nel mondo dello sport.

Il ruolo del CONI nel differenziare le Federazioni in dilettantistiche e professionistiche

Dal punto di vista degli enti, differenziare tra dilettantismo e professionismo risulta piuttosto semplice. In Italia il CONI, ovvero il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, riconosce complessivamente 46 Federazioni sportive nazionali. Solo per alcune di esse, però, lo stesso CONI ha previsto fino ad oggi il riconoscimento del settore professionistico; più nello specifico, solamente le Federazioni del mondo del calcio, del basket, del ciclismo, del pugilato, del golf e del motociclismo hanno ottenuto un riconoscimento professionistico da parte del Comitato Olimpico, con applicazione della legge n. 91 del 1981, della quale si parlerà più sotto. Le altre 40 Federazioni devono dunque fare riferimento alle normative italiane che regolano lo sport dilettantistico. Va sottolineato a questo proposito che non basta fondare un’associazione sportiva per potersi definire Ente Sportivo Dilettantistico: lo si diventa infatti ufficialmente nel momento in cui si aderisce a una Federazione Sportiva Nazionale, a un Ente di Promozione Sportiva oppure a una Disciplina Sportiva Associata; solo con l’affiliazione e con la conseguente iscrizione al Registro Nazionale delle Associazioni e società sportive dilettantistiche del CONI si diventa dunque un ESD.

La distinzione tra atleta professionista e dilettante

Vale ora la pena vedere più nello specifico qual è la differenza tra atleta professionista e atleta dilettante. Non è del tutto corretto dividere queste due categorie in modo netto per quanto riguarda il tema della retribuzione: è bene infatti sottolineare fin da subito che sia le Associazioni Sportive Dilettantistiche che le Società Sportive Dilettantistiche (queste ultime per effetto dell’articolo 90 della legge 282 del 2000) possono erogare compensi sportivi agli sportivi dilettanti, come anche ad allenatori e a istruttori.

La legge fondamentale è la già citata 91/1981, la quale stabilisce che sono atleti professionisti quelli che svolgono l’attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità, attribuendo la qualificazione dell’attività sportiva come professionistica o dilettantistica alla discrezione delle federazioni. Detto questo, negli anni sono state prese diverse posizioni per distinguere lo sportivo dilettante da quello professionista: stando alla sentenza del 27 maggio 2014 del Tribunale di Venezia, per esempio, per parlare di atleta professionista non basterebbe avere a che fare con una prestazione sportiva con i caratteri dell’onerosità e della continuità; sarebbe necessario avere a che fare anche con un’attività svolta nei settori qualificati come professionisti dal CONI stesso. Secondo il Tribunale di Reggio Calabria, con l’ordinanza del 12 maggio 2002, la differenza tra atleta professionista e dilettante sfuma ulteriormente, poiché “i praticanti una disciplina dilettantistica possono svolgere tutta la propria attività percependo compensi più o meno elevati in forza di contratti stipulati con le società sportive”.

A distinguere gli sportivi dilettanti da quelli professionisti, va sottolineato, esiste però il vincolo sportivo, con il diritto esclusivo della società sportiva di riferimento di attuare o negare il trasferimento.

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