Filiera ittica: dal 2026 la tracciabilità digitale diventa obbligatoria

Autore: Redazione
 - Ultimo aggiornamento: 25.06.2026
Tempo di lettura: 4'
Filiera ittica: dal 2026 la tracciabilità digitale diventa obbligatoria

La tracciabilità digitale è obbligatoria anche per chi opera nella filiera ittica. Cosa cambia con il nuovo patto tra mare e consumatori

Il countdown è terminato e, dopo l’introduzione delle novità ad opera del Regolamento UE 2023/2842, a partire da quest’anno, il 2026, il settore ittico europeo e italiano si trova a doversi confrontare con la rivoluzione “trasparente”.

Dalla barca al piatto, ogni passaggio del pesce usato a scopi alimentari deve essere registrato, verificabile e accessibile.

Un cambio di passo che punta a contrastare la pesca illegale, tutelare i mari e, soprattutto, garantire la sicurezza dei consumatori.

Filiera ittica, dall’UE le regole per la tracciabilità digitale

La nuova normativa affonda le radici nella revisione del Regolamento Controlli della Pesca dell’Unione Europea, con l’obiettivo di colmare i “buchi neri” informativi che spesso caratterizzavano il percorso del pesce, specialmente quello importato o trasformato.

Nello specifico, è stato il Regolamento (UE) 2023/2842, pubblicato a fine 2023, ma le cui scadenze cruciali sulla tracciabilità digitale e sui controlli sono entrate in vigore proprio a inizio 2026, ad aver modificato le procedure operative, ridefinendo quanto previsto dal Regolamento (CE) n. 1224/2009 del Consiglio, che ha istituito il regime di controllo comunitario.

Il digitale prende il posto della carta, agganciandosi alle disposizioni contenute nel Regolamento (UE) n. 1379/2013 (OCM – Organizzazione Comune dei Mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura), che stabilisce quali informazioni devono comparire in etichetta per il consumatore (zona FAO, metodo di produzione, attrezzi di pesca).

Nella pratica, il nuovo regolamento operativo dal 2026 impone che la trasmissione di questi dati tra aziende avvenga esclusivamente in digitale. Il fine è evitare che le informazioni si perdano nei vari passaggi tra pescatori, grossisti, piattaforme logistiche e pescherie.

I pilastri della nuova tracciabilità per la filiera ittica

La nuova regolamentazione impone un tracciamento “end-to-end“, e quindi per l’intero ciclo della filiera.

I registri cartacei vengono meno e ogni lotto di pesce deve essere registrato in sistemi digitali interoperabili. Anche le imbarcazioni di piccole dimensioni devono essere dotate di sistemi di localizzazione e registrare le catture in via elettronica.

Dal 2026 è quindi previsto un vero e proprio passaporto del pescato.

Ogni prodotto (fresco, congelato o trasformato) deve essere accompagnato da dati precisi:

  • chi lo ha pescato (nome del peschereccio o dell’azienda di acquacoltura);
  • dove e quando è stato pescato (zona FAO specifica e data esatta);
  • come è stato pescato (attrezzi utilizzati).

La tracciabilità si estende in modo rigoroso anche a prodotti prima parzialmente esentati, come il pesce lavorato, impanato o surgelato in misti pronti. Per il settore delle conserve e del pesce in scatola la normativa prevede una proroga al 2029 per l’adeguamento completo.

Per il consumatore finale le novità si traducono in una maggiore consapevolezza.

Attraverso QR code sulle etichette o sistemi di tracciamento nei punti vendita, i cittadini possono verificare l’autenticità di ciò che acquistano.

Le sfide per le aziende della filiera

Se per i consumatori la digitalizzazione porta a benefici evidenti in ottica di trasparenza, per gli operatori del settore (pescatori, logistica, GDO) il 2026 rappresenta una sfida tecnologica non indifferente.

Anche i piccoli pescatori artigianali hanno dovuto dotarsi di strumenti digitali di bordo, adottando software di tracciabilità funzionali alle nuove esigenze.

Adeguarsi al cambiamento tecnologico diventa centrale anche in caso di controlli, al fine di evitare l’applicazione di sanzioni.

Vale la pena evidenziare però che la digitalizzazione non va vista solo come un adempimento burocratico.

Si tratta di una nuova via per costruire un patto di fiducia tra il mare e il consumatore.

La filiera ittica italiana, da sempre sinonimo di eccellenza, ha l’opportunità di sfruttare questa svolta digitale non come un peso, ma come uno strumento di valorizzazione.

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