Crediti deteriorati nelle PMI: prevenire ritardi e insoluti con l’analisi creditizia

21.01.2026 - Tempo di lettura: 5'
Crediti deteriorati nelle PMI: prevenire ritardi e insoluti con l’analisi creditizia

Per una piccola o media impresa, il cash flow è la prima garanzia di continuità. Basta un allungamento dei tempi di incasso per comprimere la liquidità e ritardare pagamenti a propria volta, con ricadute sulla filiera. Il dato più recente conferma quanto il rischio sia concreto: a settembre 2025, in Italia i pagamenti puntuali si sono attestati al 43,6%, mentre i ritardi gravi oltre 90 giorni hanno pesato per il 4,3%. In un contesto in cui l’accesso al credito rimane selettivo e i tempi di incasso in ambito B2B non mostrano miglioramenti strutturali, prevenire i crediti deteriorati diventa una priorità di gestione, oltre che un tema contabile. La leva decisiva è adottare un approccio data-driven: integrare dati affidabili, aggiornati e comparabili per valutare partner e clienti prima che un ritardo si trasformi in insoluto.

Cosa sono i crediti deteriorati?

Quando si parla di crediti deteriorati si fa riferimento a somme che l’impresa vanta verso clienti e che presentano segnali di perdita di valore o di mancato rientro.

In ambito bancario la classificazione distingue sofferenze, inadempienze probabili e scaduti/sconfinamenti; nel B2B, la distinzione utile è tra ritardi fisiologici, ritardi gravi oltre 90 giorni e insoluti. La soglia oltre 90 giorni è uno spartiacque pratico: aumenta il fabbisogno di capitale circolante, impone maggiori accantonamenti e peggiora gli indicatori di rischio percepiti da partner finanziari e assicurazioni del credito. Chiarire cosa sono i crediti deteriorati aiuta a dare priorità alle azioni di prevenzione: la velocità di rilevazione, l’oggettività della valutazione e la tracciabilità delle decisioni diventano fattori determinanti per evitare che un credito scaduto si trasformi in perdita.

Perché i crediti deteriorati colpiscono di più le PMI: il rischio liquidità

Le PMI sono esposte in misura maggiore perché hanno margini di manovra finanziaria ridotti, una maggiore concentrazione del portafoglio clienti e minore potere negoziale sui termini di pagamento. Un rallentamento degli incassi genera immediata pressione su fornitori, salari e investimenti. La dinamica è osservabile nei dati sui pagamenti: la quota di ritardi gravi resta stabile e la puntualità è scesa nell’ultimo anno, con forti differenze territoriali e settoriali. Parallelamente, il costo del capitale e la selettività del credito bancario obbligano a un governo rigoroso del capitale circolante e a politiche di rischio coerenti con la capacità di assorbire eventuali insoluti. In assenza di strumenti di analisi, l’impresa fa affidamento a relazioni e storicità, elementi importanti ma non sufficienti in uno scenario di cambiamento delle condizioni o nel caso in cui un cliente dimostra maggiori difficoltà.

Dall’allarme credito deteriorato alla prevenzione: l’analisi creditizia

Quando un credito scaduto rischia di trasformarsi in credito deteriorato, il problema non è solo l’incasso mancato ma l’asimmetria informativa con cui è stata valutata la controparte. L’analisi creditizia nasce per colmare questa asimmetria e portare criteri oggettivi nella selezione e nella gestione di clienti e fornitori. È un processo che raccoglie e interpreta informazioni pubbliche (bilanci depositati, assetti societari, eventi negativi, indicatori di settore, score o valutazioni sintetiche) ed eventuali dati interni come storico pagamenti, aging, limiti di fido, contestazioni. L’esito è una valutazione strutturata del rischio che definisce valutazioni della salute economico-finanziaria, soglie di esposizione sostenibili, condizioni di pagamento coerenti e priorità di monitoraggio. Nei contesti più organizzati, l’analisi creditizia è integrata con i sistemi gestionali per aggiornare gli indicatori in modo continuo e generare alert su variazioni rilevanti. In questo modo il passaggio è netto: da una gestione reattiva alla prevenzione, sviluppata su decisioni consapevoli e in grado di permettere all’azienda tempi di risposta più rapidi. Il risultato atteso è una riduzione degli insoluti e una migliore allocazione del capitale circolante, prerequisito per ridurre crediti deteriorati in modo strutturale e permettere la crescita sana dell’impresa.

I vantaggi dell’analisi creditizia per le PMI

L’analisi creditizia consente di valutare in modo oggettivo clienti e fornitori, superando approcci basati su impressioni o esclusivamente su rapporti personali consolidati, che spesso provocano un bias di conoscenza diretta.

La misurazione del rischio permette di applicare condizioni differenziate:

  • anticipo parziale;
  • garanzie;
  • termini più stretti per i profili fragili;
  • maggiore flessibilità per i profili solidi.

Ne deriva una riduzione del rischio di insoluti e un miglioramento del capitale circolante grazie a un controllo più puntuale dei giorni medi di incasso. L’informazione strutturata supporta le decisioni strategiche: selezionare mercati e segmenti con profili di pagamento migliori, calibrare gli obiettivi commerciali sulla qualità del credito e pianificare la liquidità in base a scenari realistici. Infine, un profilo di rischio ben presidiato agevola il dialogo con banche e investitori, perché rende trasparente la qualità del portafoglio crediti e la capacità di assorbire eventuali shock. Questo approccio è coerente con l’orientamento prudenziale emerso nei più recenti report di stabilità: qualità del credito bancario complessivamente solida, ma attenzione alle imprese più esposte ai ritardi.

Come ridurre i crediti deteriorati

Ridurre crediti deteriorati richiede una combinazione di regole, dati e governance.

In primo luogo, definire limiti di fido per cliente e per gruppo, legandoli a score e indicatori finanziari oggettivi; tali limiti vanno rivisti periodicamente, e comunque sempre al verificarsi di eventi che incidono sul rischio. In secondo luogo, segmentare il portafoglio in cluster omogenei per profilo di affidabilità e potenziale, applicando termini di pagamento e garanzie differenziate; la stessa logica vale per i fornitori strategici, su cui è utile una due diligence continua. Terzo elemento: monitoraggio dinamico con alert su eventi negativi, variazioni dell’assetto societario, cali di fatturato, peggioramento della marginalità o scostamenti dell’aging oltre le soglie stabilite. Infine, allineare obiettivi commerciali e amministrativi: privilegiare ricavi sostenibili rispetto a volumi che erodono la liquidità. Tra i KPI da presidiare rientrano DSO, incidenza dei ritardi oltre 90 giorni, tasso di recupero e quota di portafoglio ad alto rischio. La tracciabilità delle decisioni consente di intervenire tempestivamente quando un credito rischia di diventare deteriorato.

Governance e cultura data-driven

La prevenzione dei crediti deteriorati è un processo organizzativo. È necessaria  una sponsorship chiara da parte della direzione, con ruoli e responsabilità definiti tra commerciale, amministrazione e finanza. Le policy devono stabilire chi approva limiti e deroghe, quando si rivedono i fidi, quali eventi generano blocchi automatici, come si documentano le valutazioni. La cultura data-driven implica che i team sappiano leggere bilanci e indicatori, comprendere la logica degli score e utilizzare i report come strumenti decisionali, non come adempimento formale. Audit periodici valutano l’efficacia delle regole: quanto si sono ridotti DSO e insoluti, quante deroghe sono state concesse, quali segnali precoci hanno funzionato e quali vanno migliorati. In questo modo l’analisi creditizia diventa una routine che calibra i rischi in tempo reale e consolida la resilienza finanziaria.

Strumenti e fonti: dati che si trasformano in vantaggi

Trasformare i dati in decisioni richiede strumenti affidabili e facilmente integrabili nel lavoro quotidiano. Tra le soluzioni disponibili,  consente di accedere rapidamente alla business information delle imprese, con informazioni finanziarie e societarie, score immediatamente disponibili (su una scala AAA-D), fido commerciale consigliato, analisi dei fondamentali e confronto settoriale. I credit score sono ottenuti tramite la metodologia MORE:

tale metodologia proprietaria è stata sviluppata da Modefinance, Agenzia di Rating regolamentata a livello europeo, e permette di comprendere la solidità finanziaria in modo sintetico ed immediato; i report sono disponibili in diversi livelli di dettaglio, dal Flash all’Extended12M, e le informazioni provengono da fonti ufficiali e pubbliche.

La disponibilità di s-peek come app e piattaforma web facilita l’utilizzo in mobilità, la condivisione tra team e la consultazione del portafoglio aziende nel tempo. Per esigenze di approfondimento, TeamSystem Business Information mette a disposizione report con dati societari, finanziari e settoriali, visure ordinarie e storiche, negatività come protesti e pregiudizievoli, bilanci completi con nota integrativa e analisi di portafoglio clienti e fornitori con MORE Score e probabilità di default. Il servizio può essere utilizzato sia stand-alone ma è anche integrato in altri applicativi TeamSystem, con documenti scaricabili in tempo reale e archiviabili per consultazioni successive. Insieme, questi strumenti sostengono un approccio proattivo di analisi creditizia che aiuta a selezionare controparti affidabili, prevenire insoluti e costruire basi solide per una crescita sicura e sostenibile.

Per concludere, sapere cosa sono i crediti deteriorati, come ridurre i crediti deteriorati e perché adottare un approccio data-driven sono temi centrali per le imprese che intendono proteggere la liquidità e migliorare la qualità dei ricavi. L’analisi creditizia non è un’attività accessoria, ma un investimento di gestione: consente di intercettare in anticipo i segnali di stress, allocare il rischio in modo consapevole e trasformare l’informazione in vantaggio competitivo.

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