Smart Invoice: quando la Fattura Elettronica incontra i Digital Payments

Norme e innovazione suggeriscono un’intrigante evoluzione capace di portare automazione, efficienza e nuovi servizi a valore aggiunto nei processi amministrativi e finanziari di un’impresa.

Ci sono strade che partono da molto lontano, nascono in contesti diversi e culture differenti, per andare verso destinazioni precise. A volte alcune di queste strade quasi inaspettatamente convergono, si incrociano in un punto del loro cammino e da lì ripartono, come una strada nuova, capace di raggiungere destinazioni nuove, alle quali non si era pensato.

Fenomeni di questo tipo non sono rari nel mondo dell’innovazione digitale: un contesto fertile, capace di crescite vertiginose nelle performance tecnologiche tanto quanto nella diffusione e nelle aspettative che gli stessi mercati finanziari gli riconoscono, premiandone i principali attori con capitalizzazioni enormi, solo pochi anni fa appannaggio di ben altri attori del tessuto economico e finanziario.

Ebbene, uno di questi incroci forse è più promettente di altri. Mi riferisco all’incrocio tra percorsi che provengono da ambiti apparentemente molto distanti - nello specifico, dalle norme che regolano i processi amministrativi e dalle regole del mondo della finanza - e, grazie alla digitalizzazione, possono incontrarsi e proseguire verso una nuova direzione, decisamente intrigante.

La prima strada parte all’inizio del millennio, dalla volontà Europea di avere strumenti condivisi per regolare aspetti importanti nella gestione della liquidità all’interno della Comunità degli Stati membri. Uno su tutti: l’Imposta sul Valore Aggiunto.

Dalle riflessioni sul gettito IVA nasce l’evidenza che regole diverse per mercati nazionali diversi non aiutano ad avere previsioni e controlli uniformi. Da questa evidenza deriva l’importanza di identificare modelli di Fatturazione più agili, controllabili e moderni: così nasce la Fatturazione Elettronica.

La storia è poi quella nota a tutti: il nostro paese fa alcuni passi in avanti rispetto al resto d’Europa, si propone come apripista per sperimentare tecnologie, modelli e risultati e, attraverso un cammino normativo che parte dal 2007, arriva lentamente al 2013 dell’obbligo verso la PA e poi, nel 2019, all’estensione ai privati.

Superate le difficoltà degli adattamenti iniziali, oggi elenchiamo la Fatturazione Elettronica tra quelle cose che siamo felici di aver avuto a disposizione durante le chiusure della pandemia. Almeno in teoria, si sono risparmiati in un anno tra 500 e 700 Mln€ di costi vivi (carta, inchiostri, archivi fisici, tempi e problemi di gestione, ecc.); qualche azienda ne ha approfittato, ha investito e grazie a processi ripensati in digitale e in compliance ha ridotto considerevolmente i tempi della gestione amministrativa, portando l’automazione nei processi di riconciliazione e ha raggiunto benefici di 4x o 5x di quanto ottenuto sui soli costi vivi; il fisco italiano ha stimato un recupero di circa 3,5Miliardi di euro.

Questa strada porta oggi alla Fatturazione Elettronica italiana, diffusa e pervasiva, osservata e copiata da altri Paesi - Europei e non solo - per essere adottata, obbligata e magari migliorata anche all’estero. Un vero e proprio cambiamento dei paradigmi e nei processi quotidiani di chi si occupa di amministrazione.

Prova ne è che le sole competenze normativo-fiscali oggi sembrano quasi irrilevanti, se non si “mastica” anche di gestione delle notifiche del Sistema di Interscambio, di tempi e modalità di emissione di Fatture o Note di Credito, di codici e campi del tracciato standard per la Fattura Elettronica, ecc.

TS Pay

La seconda strada parte dalle crisi finanziarie che hanno colpito il mondo dal 2007. Anche qui, si parte dalle “regole”, in particolare quelle Europee sui pagamenti e dal “Payment Legislative Package” del 2013, una proposta per rivedere i servizi di pagamento e definire un nuovo regolamento sulle commissioni interbancarie dei pagamenti con carte.

Da qui, nel 2015, nasce la nuova Direttiva sui Servizi di Pagamento (o PSD2) che mira ad accelerare l’innovazione e lo sviluppo dei pagamenti digitali, tutelando la protezione e la sicurezza degli utenti e innescando dinamiche di maggiore concorrenza e competizione in questi servizi.

Nasce così lo “Open Banking”, in cui l’accesso ai servizi bancari non è più appannaggio esclusivo della sola banca che gestisce il nostro specifico Conto Corrente. PSD2, infatti, introduce i “servizi di accesso ai conti” e di conseguenza la nascita di nuovi modelli di business, correlati a questi servizi.

Da un’unica interfaccia, si può accedere alle informazioni sui diversi Conti Correnti di proprietà, presenti in più banche, per:

  1. informarsi sulla situazione dei propri Conti (questo servizio può essere offerto da “Terze parti” – i Third Party Provider o TPP – che operano in qualità di “Account Information Service Provider” o AISP);
  2. disporre ordini di pagamento (questo servizio può essere offerto da TPP che operano come “Payment Initiator Service Provider” o PISP);
  3. verificare la disponibilità per operazioni di pagamento basati su carte non emesse dalla stessa banca presso cui è aperto il conto di addebito (Funds Checking).

Per saperne di più, suggerisco “la fonte”: questo chiaro contributo di Roberto Garavaglia. Anche quest’innovazione è un vero e proprio cambiamento dei paradigmi e nei processi del mondo del Finance: le banche, infatti, sono obbligate ad aprire i dati dei loro clienti ai TPP e questo suggerisce che con l’Open Banking assisteremo a dinamiche inedite.

Queste due strade, rafforzate dalla leva normativa, provengono da contesti diversi e culture differenti, ma sono destinate a incontrarsi, contaminarsi a vicenda, per dare vita a qualcosa di nuovo: qualcosa che non c’era prima e che inizierà ad esserci dopo, capace di rivoluzionare ulteriormente paradigmi e processi.

Il loro punto di incontro sta nei processi aziendali: in particolare il processo di gestione delle relazioni con clienti e fornitori, e - ancora più nel dettaglio - nelle fasi “amministrativo contabile”, in cui ormai imperversa la Fatturazione Elettronica e nelle fasi di “tesoreria e finanza”, principale target dei servizi introdotti dalla PSD2. Ogni Fattura, infatti, scatena pagamenti/incassi e l’esigenza dei relativi controlli, sia presso chi la invia, sia presso chi la riceve.

È qui che la digitalizzazione fa capolino: trasformando non nella forma ma nella sostanza, gli strumenti base delle diverse fasi di questi processi. Nel passaggio dalla gestione di documenti – statici e che richiedono di essere verificati, firmati, vidimati e/o riconciliati – a quella di flussi digitali - capaci di richiamarsi e quindi di controllarsi con gradi di automatismo paurosamente crescenti - la Fatturazione Elettronica incontra AISP e PISP e potrebbe… diventare un’altra cosa: potremmo assistere alla comparsa della “Smart Invoice”.

Una “Smart Invoice” potrebbe essere una Fattura arricchita dei servizi di AISP e PISP, capace di “portarsi dietro” un tasto “pagala”: un servizio oggi riservato solo a poche grandi imprese (che affrontano importanti progetti di integrazione per dotarsene).

Questo tasto potrebbe attivare anche servizi finanziari, come per esempio “pagala con le tue risorse” (magari anche prima della scadenza, per ambire a qualche ipotetico o futuribile “sconto cassa”) oppure “pagala attivando uno strumento di finanziamento” (magari rispettando i tempi di pagamento per quel fornitore ma finanziandosi, per non intaccare la propria liquidità disponibile). Gli strumenti finanziari dei grandi CFO potenzialmente diventano accessibili anche alle PMI. Inoltre, quella Fattura può portarsi dietro le informazioni funzionali alla sua riconciliazione che verranno riportate nelle disposizioni di pagamento grazie al servizio del PISP che la “accompagna”.

Infine, l’emettitore potrebbe avere a disposizione il tasto “anticipala”: un servizio finanziario che il provider di Fatturazione evoluto anche ad AISP/PISP potrebbe erogare in partnership con un’Istituzione Finanziaria tradizionale o con attori del mondo Fintech.

In sintesi, la Smart Invoice, “figlia” di norme fiscali-tributarie e bancarie, potrebbe essere l’evoluzione digitale della Fatturazione Elettronica: la sua “intelligenza” sta nell’affiancare al servizio di emissione/ricezione/conservazione delle Fatture anche concrete opportunità di automazione nei processi di riconciliazione e il valore aggiunto di un più agile e trasparente accesso al credito.

19/05/2021
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