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Ci siamo lasciati pochi giorni fa con l’ultimo approfondimento dei temi trattati al TalkS DIGITAL Wellness edition sulla digitalizzazione come elemento chiave per semplificare l’accesso ai servizi forniti ed a comunicare e mantenere un contatto tra staff e clienti.
Precedentemente avevamo percorso quanto accaduto nel 2020: dalle soluzioni a breve e a lungo termine che hanno permesso di andare oltre la chiusura fisica ed abbiamo analizzato, le storie di successo del 2020 e quali errori non commettere.

In questo articolo facciamo un passaggio sul futuro, certo senza avere la sfera di cristallo, ma in modo oggettivo e razionale e con una visione d’insieme scopriamo come gli imprenditori coinvolti vedono il mercato del fitness e wellness per i prossimi anni.

Pietro: Come sarà il mercato del fitness e del wellness nel 2021, 2022 e 2023?

Rossano Raffaelli: Secondo me avremo sicuramente un mercato che avrà delle richieste di tipo sociale, con questo non voglio dire che saremo degli psicologi, ma basti pensare anche solo a questi mesi in cui abbiamo dei PT che stanno erogando servizi, anche all’aperto, e gestiscono la voglia di contatto e di relazione delle persone. Quindi sicuramente tutti gli operatori devono essere preparati a queste nuove esigenze. I professionisti del settore dovranno essere ancora più specializzati, non solo in competenze digitali, ma anche relazionali.

 

Pietro: Chi di voi aprirebbe oggi un altro club?

Roberto Di Marco: Io si. A dire il vero si tratta di un progetto che avevo già prima del lockdown, questa visione la sto portando avanti. Addirittura adesso i costi degli immobili sono scesi, quindi diventa un’opportunità tangibile. Tutto sommato siamo in un momento favorevole. Sicuramente un po’ di paura c’è, ma non è una paura che mi blocca, anzi: mi stimola e mi fa essere più attento nelle mie scelte. Sicuramente l’apertura di nuovi club va ben calibrata, ma secondo me è un’opportunità.

Rossano Raffaelli: Si, potrebbe essere l’occasione per farlo. Visto che il 2021 porterà ancora smartworking dobbiamo far rinascere nei nostri clienti l’abitudine di prendere il borsone e venire in palestra, andando incontro alle loro esigenze e resistenze. Per questo mi immagino dei format con dei piccoli club, magari anche con aperture occasionali: apriamo un anno in un determinato quartiere perché difficilmente le persone si spostano da lì. Potendo sfruttare la tecnologia possiamo ridurre i costi e tutto questo diventa possibile.

Gabriele Corzani: Noi ne abbiamo due in prossima apertura, diciamo quest’estate, e l’idea è quella di aprirne una ventina nei prossimi 3 anni. Il piano industriale è già fatto, sono piccoli hub basati su un servizio di alta qualità molto specializzato e specifico. Perché noi abbiamo in previsione questo piano di aperture? Perché abbiamo delle persone pronte per farlo. Abbiamo investito molto sulla formazione e sulla valorizzazione delle risorse che oggi sono pronte per diventare dei club manager perché crediamo nelle loro capacità.

Abbiamo anche la fortuna oggi, di poter progettare queste strutture, con una modalità già post-covid: prevediamo già nella realizzazione la possibilità di registrazione o di live delle lezioni. Perché se da una parte è sicuramente vero che il digital fitness ci toglierà una fetta di mercato, c’è però anche tantissima gente che non fa niente, sta sul divano… ed è su questa fascia che noi dobbiamo puntare per portarli a fare attività. La nostra forza deve essere quella di fare delle attività accattivanti in location altrettanto accattivanti.

 

Pietro: Quali sono i nuovi paradigmi e le nuove sfide che abbiamo ridisegnato per il marketing e la comunicazione 2021-2022?

Francesco Belà: La valutazione da fare, come punto di partenza, è: come è cambiato il mio cliente? Chi mi trovo davanti oggi rispetto a ieri? Come è il suo stato d’animo, quali le sue nuove esigenze e richieste?

Prima avevo delle macro aree di esigenze e tipologie di cliente con macro obiettivi, oggi invece il mercato si è estremamente frammentato: oggi ho diverse tipologie di persone da catturare con diversi messaggi.

Noi siamo stati sempre abituati a fare 3-4 campagne all’anno (i rinnovi di settembre, le promo di Natale, le preiscrizioni di giugno ecc) e poi per il restante periodo a rimanere un po’ fermi con quello che è il marketing e la comunicazione. Nel nuovo scenario invece occorrerà prendere in considerazione mese per mese ed attuare delle strategie e delle campagne con più di un messaggio seguendo la frammentazione del proprio parco clienti e potenziali tali.

 

Pietro: La riforma dello sport 2020: è la vostra riforma?

Gabriele Corzani: No, non è la nostra riforma e su questo non c’è dubbio. Nel periodo di chiusura, come tutti penso, abbiamo sperimentato due situazioni: all’inizio l’attesa. Vabbè, ci hanno chiuso, vediamo cosa succede, dicono che ci daranno i ristori…. Dopo sono arrivati i protocolli per la riapertura, e lì abbiamo iniziato a irritarci un pochino perché abbiamo visto che le federazioni, nel mio caso la Federazione Nuoto, ha fatto delle restrizioni che nemmeno in sala operatoria. Poi una nuova chiusura con delle prescrizioni abbastanza assurde: pensate cosa significa tenere aperti 3 impianti di dimensioni superiori ai 6000mq l’uno per un numero esiguo di 40 atleti professionisti di livello nazionale. Quindi noi non vogliamo più essere rappresentati dallo sport in questo contesto; lo sport è una parte delle nostre attività, una parte importante, ma rappresenta il 5% del nostro fatturato. Il resto è prevenzione, quindi siamo in ambito sanitario, e turismo sportivo, quindi dobbiamo essere rappresentati dal Ministero del Turismo. A questo punto è chiaro che ci sono dei risvolti anche economici oltre che di rappresentanza: se la salute paga 0 iva, se il turismo paga il 4% di iva, non si capisce perché il nostro settore debba pagare il 22%.

Noi, insieme ad altri gestori d’Italia, abbiamo costituito un’associazione che si chiama “Gestiamo” e ci rappresenta in quanto imprenditori e vorremo essere ascoltati riguardo alla tutela dei nostri impianti, dei nostri investimenti che in questo momento non sono per niente tutelati.

 

Claudio Montagner: Concordo, è una riforma che non riguarda assolutamente le società che fanno sport, ma riguarda solo le associazioni sportive, le società sportive e gli enti, inquadrati all’interno del CONI.

Una cosa bella che ho trovato in questa riforma è la parità di genere: per la prima volta si riconosce il professionismo sportivo femminile, almeno questo è interessante.

Un’altra cosa interessante è il riconoscimento dei collaboratori sportivi, che avranno delle assicurazioni contro gli infortuni e la previdenza pensionistica, che oggi non hanno.

Però se la domanda è se questa è la mia riforma: no, non è la mia riforma.

In Inghilterra i club sportivi si sono associati e si stanno muovendo per far riconoscere l’attività sportiva come un’attività essenziale. Questo è un passaggio importante, perché se l’attività sportiva venisse riconosciuta come attività essenziale sarebbe quindi collegata ai concetti di prevenzione e salute. Quindi se io vado in farmacia e prendo un antibiotico scaricando il 19% del costo dalla dichiarazione dei redditi, perché non posso fare lo stesso con l’abbonamento della palestra?

Se vogliamo veramente incentivare il settore sportivo non diamogli dei ristori, diamo la possibilità a coloro che si iscrivono in palestra di scaricare una parte dell’abbonamento dalla dichiarazione dei redditi.

Andrea Amato: Intanto vi ringrazio tutti per questo confronto perché veramente sono emersi degli spunti e dei pareri davvero davvero interessanti. Tornando sulla domanda: a prescindere dal giudizio su questa riforma, io penso che l’aspetto importante da sottolineare oggi, alla luce anche di quanto emerso ieri all’evento Sport & Business Summit del Sole 24ORE, è come sempre di più nello sport sia presente la componente del business: i centri sportivi, come sono oggi, non sono più quello che a livello normativo viene rappresentato e non hanno strumenti legislativi adeguati per essere le realtà che realmente sono. Di fatto dobbiamo renderci conto che queste strutture sono delle aziende e quindi hanno bisogno di essere ordinate e organizzate come aziende. Inoltre il presidente del CONI sottolineava anche come, mentre negli altri paesi europei le nuove leve sportive partono dalle scuole, in Italia, che oltre tutto è il sesto paese al mondo in quanto ad atleti professionisti, questi atleti nascono all’interno dei centri sportivi. Questo è un dato molto significativo che deve far riflettere.

 

 

Con 357 imprenditori connessi online in diretta, molti dei quali hanno seguito per intero le 3 ore di TalkS DIGITAL Wellness e hanno partecipato attivamente con domande e considerazioni, possiamo dire che l’iniziativa ha riscosso un notevole successo.

Dal confronto e la testimonianze di queste storie si può imparare molto su come reagire alla situazione e su quali strategie mettere o non mettere in atto per la rinascita del fitness e del wellness.

 

L’appuntamento è quindi per il prossimo TalkS DIGITAL Wellness edition dove ampliamo il tavolo ad altri imprenditori di successo, tra i tanti che c’hanno chiesto di partecipare, per continuare ad avere un confronto aperto e costruttivo sperando nella riapertura delle attività sportive a breve.