La gestione del danno da vacanza rovinata

La gestione del danno da vacanza rovinata
12/05/2020 | Leonardo Pietrobon - Dottore Commercialista | gestione-hotel

Danno da vacanza rovinata: a chi compete l'eventuale rimborso e con che modalità viene valutato

a cura di Leonardo Pietrobon - Dottore Commercialista

 

La gestione del danno da vacanza rovinata

Secondo quanto stabilito dall’articolo 46 del D.Lgs. n. 79/2011, come modificato dal D.Lgs. n. 62/2018,nel caso in cui l'inadempimento delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto non è di scarsa importanza ai sensi dell'articolo 1455 del codice civile, il viaggiatore può chiedere all'organizzatore o al venditore, secondo la responsabilità derivante dalla violazione dei rispettivi obblighi assunti con i rispettivi contratti, oltre ed indipendentemente dalla risoluzione del contratto, un risarcimento del danno correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all'irripetibilità dell'occasione perduta. Il diritto al risarcimento si prescrive in tre anni, ovvero nel più lungo periodo per il risarcimento del danno alla persona previsto dalle disposizioni che regolano i servizi compresi nel pacchetto, a decorrere dalla data del rientro del viaggiatore nel luogo di partenza”.

Il danno da vacanza rovinata, inteso come disagio psicofisico da mancata realizzazione di una vacanza programmata, è quel pregiudizio al benessere psichico materiale che il turista soffre per non aver potuto godere in tutto o in parte della vacanza quale occasione di piacere, svago e riposo, essendo la stessa intesa come periodo di rigenerazione delle proprie energie psico-fisiche.

Per effetto della nuova formulazione dell’articolo 46 D.Lgs. n. 79/2011 il concetto di risarcimento del danno da vacanza rovinata può essere fatto valere anche nel caso di viaggio di lavoro.

Presupposto per la liquidazione del danno, come accennato da giurisprudenza della Corte di Cassazione, è il superamento della “soglia minima di tollerabilità” che può addirittura, in certi casi, considerarsi implicito se la vacanza rovinata è, per esempio, il viaggio di nozze, evento “irripetibile” nella vita degli sposi. In particolare, il superamento della suddetta soglia minima di tollerabilità verrà valutato dal Giudice, volta per volta, tenuto conto della “finalità” del viaggio e dell’ “essenzialità di tutte le attività e dei servizi...” oggetto del pacchetto turistico (si veda la sentenza della Corte di Cassazione n.7256/2012).

Di conseguenza, il cliente-turista può presentare domanda di risarcimento del danno da vacanza rovinata, per le rispettive responsabilità, rispettivamente:

  1. al venditore, quale ad esempio l’agenzia di viaggi;
  2. e/o all’organizzatore del viaggio, ossia il tour operator, che risponderà anche del fatto dei terzi del cui servizio si sia avvalso.

La sopra indicata domanda di risarcimento del danno deve essere presentata entro tre anni dal rientro del consumatore nel luogo di partenza, in caso di danni alla persona, salvo, per quanto attiene all’inadempimento di prestazioni di trasporto comprese nel pacchetto turistico, per le quali si applica l’articolo 2951 del codice civile, il termine di diciotto o dodici mesi a seconda che il trasporto, rispettivamente, inizi e termini in Europa o fuori Europa.

Il risarcimento del danno da vacanza rovinata è stato “introdottoper la prima volta dalla Corte di Giustizia Europea nel 2002, con una sentenza che sanciva il risarcimento del danno, non quale diritto dell’uomo, ma volto a tutelare la concorrenza del mercato europeo dal momento che le diverse disposizioni sul danno patrimoniale provocavano una distorsione della concorrenza tra le imprese di viaggio dei diversi paesi europei.

Sotto il profilo sostanziale, nella quantificazione del danno di vacanza rovinata sono risarcibili due voci di danno:

  1. danno patrimoniale per gli esborsi economici sostenuti;
  2. danno esistenziale o morale (causato da delusione e stress subiti a causa del disservizio). 

Con riferimento alla prima voce, ossia il danno patrimoniale la stessa rappresenta la voce di danno più facilmente quantificabile e corrisponde al prezzo del viaggio acquistato in caso di mancato godimento della vacanza o in una riduzione del prezzo nel caso in cui il viaggiatore non abbia potuto godere pienamente della vacanza in quanto rovinata da contrattempi, disservizi o altri disguidi. Il danno morale subito dal viaggiatore, invece, è di più difficilmente quantificazione in quanto è oggettivamente indeterminabile e dimostrabile la prova dello stress o della delusione subiti a causa del mancato godimento della vacanza. In questi casi la liquidazione del danno morale avviene in maniera equitativa. 

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