Il contratto di deposito nelle strutture alberghiere e la responsabilità della struttura – Parte I

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Il contratto di deposito nelle strutture alberghiere e la responsabilità della struttura – Parte I
19/02/2020 | Leonardo Pietrobon - Dottore Commercialista | gestione-hotel

Responsabilità dell'albergatore verso i beni lasciati in deposito dai clienti: Parte I

a cura di Leonardo Pietrobon - Dottore Commercialista

 

Con il contratto di deposito in albergo l’albergatore ha la responsabilità per il deterioramento, la distruzione o la sottrazione delle cose portate in albergo dal cliente. Questo è il concetto, in estrema sintesi, del contratto di deposito, valido anche per le strutture ricettive.

Sotto il profilo normativo, il contratto di deposito per le strutture ricettive è disciplinato dall’articolo 1783 e seguenti del codice civile, con i quali viene disciplinata la tipologia del contratto e le responsabilità dell’albergatore.

L’articolo 1783 del codice civile definisce la responsabilità dell’albergatore sulle “cose portate in albergo dal cliente”. Si considerano tali:

  • le cose che si trovano nell’alloggio o nei locali di pertinenza, durante il tempo nel quale l’ospite dispone di esso.
  • le cose che l’ospite affida in custodia all’albergatore ad un membro della sua famiglia o ad un suo dipendente, fuori dell’albergo durante il tempo nel quale dispone dell’alloggio.
  • le cose che l’ospite affida alla custodia dell’albergatore, ad un membro della sua famiglia o ad un dipendente, per un periodo di tempo ragionevole, precedente o successivo a quello in cui l’ospite usufruisce dell’alloggio.

La formazione del contratto in commento è regolamentata dall’articolo 1766 che disciplina il contratto di deposito in generale, in base al quale “una parte (definita depositario) riceve dall’altra (definita depositante) una cosa mobile con l’obbligo di custodirla e di restituirla in natura”. Da tale prima definizione del contratto di deposito emergono le caratteristiche fondamentali del contratto di deposito, quali:

  1. un contratto consensuale ad effetti obbligatori;
  2. un contratto di deposito regolare.

Con riferimento alla prima caratteristica, si ricorda che rientrano in tale categoria i contratti che il si formano in base al consenso delle parti interessate, come nel caso del contratto di deposito; mentre si definiscono contratti ad effetti obbligatori quei contratti che fanno sorgere degli obblighi per entrambe le parti. A tal proposito come sopra indicato, nel contratto di deposito sussiste l’obbligo del depositante di consegnare il bene mobile nelle mani del depositario e quest’ultimo ha l’obbligo di custodirlo, nonché di restituire la cosa custodita al depositante, non appena quest’ultimo ne faccia richiesta.

In base a tale ultimo elemento, ossia l’obbligo di restituzione, emerge che il contrato di deposito “regolare” può riguardare bene infungibili, ossia insostituibili.

Sulla base del contenuto di cui all’articolo 1782 del codice civile che disciplina il contratto di deposito “irregolare”, emerge anche la possibilità di procedere con il deposito di beni fungibili; pertanto il depositario non è obbligato a restituire la stessa cosa che gli fu consegnata dal depositante.

Ancora in riferimento all’oggetto del contratto di deposito in albergo, costante giurisprudenza ha a più riprese affermato che lo stesso è rappresentato dalla custodia da parte dell’albergatore, il quale è tenuto alla semplice detenzione e conservazione del bene depositato, mentre il possesso di quest’ultimo resta al cliente dell’albergo. Infatti, anche l’art. 1770, comma 1, c.c., nel disciplinare le modalità della custodia, stabilisce che: “il depositario (qual ., nel nostro caso, l’albergatore) non può. servirsi della cosa depositata nè darla in deposito ad altri, senza il consenso del depositante (qual è sempre nel caso delle strutture ricettive, il cliente dell’albergo)”.

Inoltre, l’articolo 1768 del codice civile, come sopra già accennato prevede che: “il depositario deve usare nella custodia la diligenza del buon padre di famiglia”. Si ricorda che l’espressione “diligenza del buon padre di famiglia” sta ad indicare che colui che custodisce il bene deve farlo con la stessa attenzione che avrebbe riposto se il bene custodito fosse stato di sua proprietà.

Sotto il profilo temporale, il contratto di deposito si estingue al momento della restituzione del bene da parte del depositario al depositante, con l’obbligo da parte di quest’ultimo, sempreché il deposito non sia a titolo gratuito, di pagare il corrispettivo pattuito al momento della stipula del contratto di deposito, nonché il rimborso di eventuali spese sostenute dal depositario per la conservazione del bene custodito e l’indennità per eventuali perdite del depositario provocate dal deposito, cos. come previsto dall’art. 1781 c.c. inerente i diritti del depositario.

Significativa in tale senso è la sentenza della Corte di Cassazione 14 febbraio 1976 n. 479, riguardante un caso nel quale il cliente di un albergo, dopo aver saldato il conto dell’albergatore, aveva lasciato per alcune ore la sua autovettura carica di bagagli nel posteggio dell’albergo. Al suo ritorno in albergo veniva a conoscenza dell’avvenuto furto di bagagli riposti nell’autovettura, al che invocava la responsabilità dell’albergatore per l’avvenuto furto e la relativa pretesa al risarcimento dei danni.

Sia il giudice di merito che la Suprema Corte, invece, hanno affermato l’esclusione della responsabilità dell’albergatore, in quanto il contratto di deposito in albergo era da ritenersi già estinto al momento del furto e nel contempo non c’era stato nessun accordo tra l’albergatore e il cliente per la custodia dell’autovettura.

 

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