Il contratto di deposito nelle strutture alberghiere e la responsabilità della struttura – Parte II

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Il contratto di deposito nelle strutture alberghiere e la responsabilità della struttura – Parte II
28/02/2020 | Leonardo Pietrobon - Dottore Commercialista | gestione-hotel

Responsabilità dell'albergatore verso i beni lasciati in deposito dai clienti: limiti risarcitori e modalità di applicazione - Parte II

a cura di Leonardo Pietrobon - Dottore Commercialista

Nel precedente intervento è stato evidenziato come il Legislatore, nel disciplinare il contratto di deposito in albergo, si sia occupato preliminarmente di individuare:

  • i casi di responsabilità dell’albergatore;
  • le limitazioni a tale responsabilità.

In estrema sintesi, si ricorda che i casi di responsabilità dell’albergatore si suddividono rispettivamente in:

  1. responsabilità dell’albergatore per le cose portate in albergo;
  2. responsabilità dell’albergatore per le cose consegnate in albergo;
  3. responsabilità dei danni alle cose per colpa dell’albergatore.

Con riferimento alla prima “fattispecie” di responsabilità, secondo quanto stabilito dall’articolo 1783 del codice civile, “gli albergatori sono responsabili di ogni deterioramento, distruzione o sottrazione delle cose portate dal cliente in albergo”.

Su tale aspetto, la giurisprudenza si è spesso espressa, affermando che la responsabilità dell’albergatore è limitata all’ipotesi di cose portate nell’albergo e che non riguarda esattamente quei beni oggetto di custodia nell’ambito del contratto di deposito in albergo. Tant’è. vero che l’ultimo comma dello stesso articolo 1783 del codice civile stabilisce un limite al risarcimento del danno da parte dell’albergatore pari a cento volte il prezzo della locazione dell’alloggio per giornata.

Sotto il profilo sostanziale, tale limitazione alla responsabilità viene meno soltanto nell’ipotesi di responsabilità dei danni per colpa dell’albergatore prevista dall’articolo 1785-bis del codice civile, secondo il quale “l’albergatore è responsabile, senza che egli possa invocare il limite previsto dall’ultimo comma dell’art. 1783 c.c., quando il deterioramento, la distruzione o la sottrazione delle cose portate dal cliente in albergo sono dovuti a colpa sua, dei membri della sua famiglia o dei suoi ausiliari”.

In merito, invece, agli aspetti procedurali, si ricorda che l’articolo 1785-ter del codice civile prevede l’obbligo di denuncia da parte del cliente all’albergo per le cose di sua proprietà portate o consegnate e da lui ritenute oggetto di deterioramento, sottrazione o distruzione; denuncia che deve avvenire in un lasso di tempo ragionevole. Infatti, lo stesso articolo 1785-ter del codice civile prevede che il ritardo ingiustificato da parte del cliente nel denunciare l’eventuale smarrimento o altro sia delle cose portate, sia delle cose consegnate in custodia all’albergatore, determini l’esonero della responsabilità di quest’ultimo.

Sotto il profilo oggettivo, l’articolo 1783 del codice civile individua anche quelli che sono i beni portati dal cliente in albergo per i quali valgono le regole inerenti la responsabilità dell’albergatore, quali:

  1. tutti i beni del cliente che si trovano per tutto il periodo del soggiorno nell’albergo;
  2. tutti i beni presi in custodia dall’albergatore, dai membri della sua famiglia o da un suo ausiliario, fuori dall’albergo per il periodo di soggiorno del cliente;
  3. tutti i beni consegnati in albergo presi in custodia dai soggetti di cui al punto 2) sia fuori che dentro l’albergo per un periodo di tempo ragionevole antecedente o successivo al periodo di soggiorno del cliente.

Sull’argomento, la Corte di Cassazione con la sentenza 4 marzo 2014, n. 5030 ha confermato l’esistenza del limite risarcitorio di cui al comma 3 dell’articolo 1783 del codice civile. In particolare, la Corte di Cassazione ha affermato che “In tema di responsabilità per le cose portate in albergo, il cliente non ha l’obbligo di affidare in custodia all’albergatore gli oggetti di valore di sua proprietà, mancando una specifica previsione normativa in tal senso; se, tuttavia, il cliente non si avvalga di tale facoltà e le cose vengano sottratte, egli può ottenere il ristoro non del danno integrale ma solamente entro il limite massimo stabilito dall’art. 1783, terzo comma, c.c., salvo che non provi la colpa dell’albergatore o degli altri soggetti a lui legati da rapporto di parentela o di collaborazione, ai sensi dell’art. 1785 bis c.c”. Nella stessa sentenza è stato anche ribadito che il limite risarcitorio, di cui allo stesso articolo 1783 deve essere commisurato al prezzo complessivo dell’alloggio per giornata e non alla quota gravante sul singolo cliente.

Secondo ancora la Corte di Cassazione, con la sentenza 7 maggio 2009, n. 10493, l’albergatore si libera dalla responsabilità solo se dimostra la sproporzione tra costo del servizio di custodia e natura della prestazione erogata al cliente. In particolare, la citata sentenza afferma che “L’albergatore risponde, ai sensi dell’art. 1785 bis c.c., del furto di un oggetto di valore sottratto dalla camera del cliente, qualora il furto si verifichi nelle ore di indisponibilità del servizio di custodia gestito dall’albergatore stesso, e non sia stata assicurata una adeguata sorveglianza dei locali e delle chiavi delle camere. Per liberarsi da tale responsabilità, l’albergatore ha l’onere di provare che la prevenzione del furto avrebbe richiesto l’adozione di misure dal costo sproporzionato ed inesigibile in rapporto alla natura ed al prezzo delle prestazioni alberghiere fornite al cliente, nonché in relazione al rischio concreto del verificarsi di eventi del genere”.

 

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