Decreto rilancio: i crediti d’imposta per gli alberghi – Parte II

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Decreto rilancio: i crediti d’imposta per gli alberghi – Parte II
28/05/2020 | Leonardo Pietrobon - Dottore Commercialista | gestione-hotel| agevolazioni

Credito d'imposta per i canoni di locazione: modalità di beneficio e possibilità di cessione

a cura di Leonardo Pietrobon - Dottore Commercialista

 

Decreto rilancio: i crediti d’imposta per gli alberghi – Parte II

 

Dopo avere analizzato i crediti d’imposta previsti per l’adeguamento degli ambienti di lavoro e per le spese di sanificazione degli ambienti, nonché per l’acquisto di strumenti di protezione, rispettivamente previsti dagli articoli 125 e 120 del D.L. n. 34/2020, nel presente intervento si analizzano le norme agevolative riguardanti il credito d’imposta per i canoni di locazione.

La sopra richiamata disposizione agevolativa – il credito d’imposta per i canoni di locazione – non rappresenta una novità assoluta introdotta con il D.L. n. 34/2020, in quanto il Legislatore, già con l’articolo 65 D.L. n. 18/2020, ha previsto la maturazione di un credito d’imposta, pari al 60% del canone di locazione pagato e riferito al mese di marzo 2020, a favore dei soggetti che conducono in locazione immobili censiti nella categoria catastale C/1, quali sono i negozi e le botteghe.

Con l’articolo 28 D.L. n. 34/2020 il Legislatore ripropone la norma agevolativa, ma con un ambito applicativo molto più ampio rispetto alla versione sopra accennata, di cui all’articolo 65 D.L. n. 18/2020.

In primo luogo, la “nuova” formulazione del credito d’imposta prevede un’applicazione non limitata al solo canone di locazione del mese di marzo, ma estende la possibilità di maturare il credito d’imposta ai canoni di locazione dei mesi di:

  • marzo 2020;
  • aprile 2020;
  • e maggio 2020.

Tuttavia, in modo specifico il comma 5 dell’articolo 28 D.L. n. 34/2020 prevede che per le strutture turistico ricettive con attività solo stagionale l’arco temporale è da riferirsi ai mesi di aprile, maggio e giugno.

Ciò che continua ad accumunare le due differenti disposizioni normative – l’articolo 65 D.L. n. 18/2020 e l’articolo 28 D.L. n. 34/2020 – è la necessità che il canone di locazione (o i canoni di locazione) sia stato effettivamente pagato.

Un ulteriore elemento è la cancellazione della spettanza dell’agevolazione solo con riferimento agli immobili appartenenti alla categoria catastale C/1, bensì viene estesa a tutti gli immobili strumentali d’impresa.

Sotto il profilo soggettivo, l’accesso alla norma agevolativa per le strutture alberghiere ed agroturistiche, a differenza della generalità delle imprese, non è condizionata all’ammontare dei ricavi e compensi realizzati nell’anno 2019. Infatti, si fa presente che:

  • secondo quanto previsto dal comma 1, l’accesso al credito d’imposta in commento per la generalità delle imprese è ammesso a condizione che le stesse nel 2019 non abbiano superato la soglia di ricavi di euro 5 milioni;
  • secondo quanto previsto dal comma 3, l’accesso allo stesso credito d’imposta per le imprese alberghiere sussiste indipendentemente dal superamento o meno della soglia di 5 milioni di euro di ricavi nel periodo d’imposta 2019.

Sotto il profilo sostanziale il comma 2 stabilisce due differenti percentuali di credito d’imposta, pari rispettivamente:

  • al 60% del canone pagato, in presenza di un contratto di locazione immobiliare, ex L. n. 392/1978;
  • al 30% del canone pagato, in presenza di “contratti di servizi a prestazioni complesse o di affitto d'azienda, comprensivi di almeno un immobile a uso non abitativo destinato allo svolgimento dell'attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all'esercizio abituale e professionale dell'attività di lavoro autonomo”.

In ogni caso, secondo il contenuto di cui al comma 5, il riconoscimento del credito è concesso solo e soltanto se i titolari del contratto hanno subito una riduzione del fatturato almeno pari al 50% rispetto allo stesso mese di riferimento dell’anno precedente. In particolare viene stabilito che il credito spetta “ai soggetti locatari esercenti attività economica, il credito d'imposta spetta a condizione che abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di riferimento di almeno il cinquanta per cento rispetto allo stesso mese del periodo d'imposta precedente”.

Sotto il profilo procedurale, il credito d’imposta in questione può essere utilizzato:

  1. nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta di sostenimento della spesa, che tradotto in termini pratici sta a significare nel modello redditi 2021 – periodo d’imposta 2020;
  2. in compensazione, ex articolo 17 D.Lgs. n. 241/1997.

Accanto a tali due possibilità di utilizzo del credito, specificatamente previste dall’articolo 28 D.L. n. 34/2020, l’articolo 122 dello stesso Decreto prevede la possibilità di cedere il credito d’imposta maturato. In particolare, dal 19 maggio 2020 e fino al 31 dicembre 2021 i soggetti beneficiari del crediti d'imposta possono, in luogo dell'utilizzo diretto, optare per la cessione, anche parziale, degli stessi ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari.

A tal proposito, il soggetto cessionario del credito può, a sua volta, utilizzare il credito in compensazione ex articolo 17 D.Lgs. n. 241/1997; ricordando che:

  • l’eventuale eccedenza non utilizzata nell’anno di acquisto non può essere riportata in avanti o chiesta a rimborso;
  • non trovano applicazione i limiti di cui agli articolo 34 L. n. 388/2000 e articolo 1, comma 53 L. n. 244/2007, pari ad euro 1.000.000 e 700.000 ed euro 250.000 in relazione ai crediti da indicare nel quadro RU.

 

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