Decreto liquidità: nessun fondo “speciale” per il settore turismo

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Decreto liquidità: nessun fondo “speciale” per il settore turismo
30/04/2020 | Leonardo Pietrobon - Dottore Commercialista | gestione-hotel

Disposizioni sull’accesso al credito per le imprese, incluse quelle turistiche: importi e garanzie

a cura di Leonardo Pietrobon - Dottore Commercialista

 

Decreto liquidità: nessun fondo “speciale” per il settore turismo

 

ll noto Decreto Liquidità, D.L. n. 23/2020 pubblicato in G.U. 8.4.2020 n. 94, prevede anche alcune disposizioni volte a velocizzare o a rendere più agevole l’accesso al credito da parte delle imprese. Questi sono, almeno sulla carta, gli intenti legislativi che, in alcuni casi, non sono stati pienamente rispettati dal sistema creditizio, magari con richieste di documenti ed informazioni “eccedenti”, quanto previsto dalla citata disposizione normativa.

Il D.L. n. 23/2020, l’articolo 13 prevede forme di finanziamento con strumenti di garanzia da parte di S.A.C.E. S.p.A. e da parte del Fondo Centrale di Garanzia PMI prevedendo:

- per le richieste di finanziamento fino a € 25.000,00 (e comunque nei limiti del 25% del fatturato per i soggetti con ricavi o compensi inferiori a € 100.000,00), la garanzia dello Stato al 100% e la disapplicazione – in modo automatico - del modello di valutazione;

- per le richieste di finanziamento tra € 25.000,00 e € 800.000,00, da parte di beneficiari con ricavi di € 3.200.000,00, la garanzia fino al 100% ottenuta sommando alla garanzia concessa dallo Stato quella rilasciata dai Confidi o da altri soggetti abilitati al rilascio di garanzie.

Ciò che emerge dalla lettura dell’intero dettato normativo è l’assenza di specifiche misure di sostegno alle imprese operanti nel settore turistico alberghiero; le stesse, infatti, vengono equiparate alle altre imprese esercenti attività differenti, quali a titolo esemplificativo il settore commercio o manifatturiero.

Accanto alle sopra indicate misure, gli articoli da 1 a 3 del D.L. n. 23/2020 prevedono per le imprese di dimensioni e le PMI che hanno esaurito la propria capacità di accesso al Fondo centrale di Garanzia, si prevede la concessione fino al 31.12.2020 di una garanzia di SACE sui finanziamenti bancari accordati alle seguenti condizioni:

- durata non superiore a 6 anni, con la possibilità di un preammortamento di 24 mesi;

- l’impresa beneficiaria non sia tra le imprese in difficoltà e sia titolare di esposizioni deteriorate, ad eccezione di quelle maturate dal mese di febbraio 2020;

- l’importo garantito non sia superiore al maggiore tra il 25% del fatturato annuo dell'impresa del 2019 e il doppio dei costi del personale dell'impresa relativi al 2019;

- sussista l’impegno dell'impresa beneficiaria a non approvare la distribuzione di dividendi nei dodici mesi successivi all'erogazione del finanziamento e di gestire i livelli occupazionali attraverso accordi sindacali.

Accanto alle misure puramente “finanziarie”, il D.L. n. 23/2020 prevede ulteriori misure utili, seppur in modo indiretto e sicuramente non nell’immediato, ad evitare i problemi di continuità aziendale. In particolare, il decreto precede:

a) la possibilità in sede di redazione del bilancio in corso di adottare i criteri di prudenza e di continuità alla luce della situazione emergente dall’ultimo bilancio chiuso;

b) l’eliminazione delle cause di scioglimento societario per riduzione o perdita del capitale sociale, di cui all’articolo 2484 del codice civile;

c) il coinvolgimento dei soci nell’accrescimento dei flussi di finanziamento verso la società, disattivando in questa fase i meccanismi che in via ordinaria li pongono in secondo piano rispetto ai creditori;

d) la sterilizzazione, per tutta la durata dell’emergenza sanitaria, dell’apertura di procedure fallimentari e delle altre procedure fondate sullo stato di insolvenza;

e) la sospensione per periodo dell’emergenza delle azioni a tutela dei creditori (quindi quando il periodo emergenziale sarà passato, i creditori potranno se del caso proporre le azioni revocatorie);

f) il rinvio integrale dell’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. n. 14/2019) al 1° settembre 2021.

L’ulteriore sostegno alle imprese riguarda i finanziamenti soci di S.r.l. e S.p.A., erogati nel periodo intercorrente tra il 9 aprile 2020 e il 31 dicembre 2020, per i quali non trovano applicazione le disposizioni di cui agli articoli 2467 e 2497-quinques del codice civile. In particolare, per tali finanziamenti il relativo rimborso:

a) non è sottoposto al principio di postergazione, rispetto al soddisfacimento degli altri creditori;

b) resta fermo anche se è avvenuto nell’anno precedente la sentenza di dichiarazione di fallimento della società.

Infine, una delle disposizioni normative presenti nel c.d. “Decreto Liquidità” riguarda il pagamento degli acconti a titolo d’imposta, le cui scadenze sono fissate in modo canonico rispettivamente il 30.6.2020 e 30.11.2020. L’articolo 20 del citato decreto, in deroga rispetto alle previsioni ordinarie, stabilisce che per i soli acconti relativi al periodo d’imposta 2020 è ammesso il versamento nella misura ridotta dell’80%, senza che il contribuente incorra in alcuna violazione e conseguente irrogazione di sanzioni.

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