Brevetti Cea

Efficienza e qualità con Metodo
Brevetti Cea
Azienda : Brevetti Cea S.p.a.
Principali settori di competenza : Produzione di macchine
Prodotto : Metodo Evolus
Area : Confezione e controllo di medicinali in fiala, in flaconcini e siringhe pre-riempite
 
 

Arrigo Ziche era una persona decisamente eclettica, quello che una volta si sarebbe definito un “inventore”. Nell’immediato dopoguerra lavora come tecnico della manutenzione in Zambon Farmaceutici e ha un cruccio: la sua azienda non ha un adeguato livello di automazione. Arrigo non ne può più di vedere fiale e flaconi confezionati a mano, posizionati disordinatamente sui banconi in attesa di essere presi uno per uno e inscatolati; in più, i recipienti riempiti di liquido si sporcano all’esterno, e in queste condizioni vengono consegnati ai clienti.
Così, nel  1956 Arrigo progetta la “Zica”, una macchina che lava, riordina e confeziona le fiale dopo il riempimento. Si licenzia, si fa finanziare dalla famiglia Ferrari (uno dei fondatori della Zambon Farmaceutici) e inizia a progettare macchine per il confezionamento e il controllo dei contenitori riempiti: nasce così la Brevetti CEA.

Arrigo è geniale, ma non può fare miracoli: microprocessori e videocamere ancora non esistono. Quindi tutto viene svolto in modo semiautomatico: un operatore, generalmente una donna, esamina le fiale a una a una e decide se sono da scartare o da inviare al confezionamento. Ma nel 1975 c’è la prima svolta: Arrigo lascia l’azienda, e la famiglia Ferrari acquisisce il 100% del pacchetto azionario. E’ l’inizio dell’introduzione dell’elettronica; l’obiettivo dei Ferrari è quello di rendere il processo totalmente automatico. Passano pochi anni e, grazie anche alla preziosa collaborazione con l’Università di Padova, nel 1978 la Brevetti CEA porta sul mercato la prima macchina per il controllo e il confezionamento completamente automatica. Il prezzo è alto: l’elettronica necessaria per automatizzare il controllo costa decine di milioni di lire. La storia di Brevetti CEA prosegue così, senza sobbalzi, fino al 1980. “Quell’anno ebbi un vero e proprio colpo di fortuna”, racconta Giovanni Ferrari, presidente della Brevetti CEA, “un mio vecchio compagno di scuola stava installando i primi processori prodotti su larga scala, gli 8080 e gli Z80, nelle centrali telefoniche. Me ne parlò, e io capii subito che i nuovi microchip potevano rappresentare una svolta per la mia azienda: l’elaboratore che governava le macchine, un Data General che costava 16 milioni di lire, poteva essere sostituito con un semplice chip dal costo di appena 60 mila lire”.

“Quell’anno ebbi un vero e proprio colpo di fortuna”, racconta Giovanni Ferrari, presidente della Brevetti CEA, “un mio vecchio compagno di scuola stava installando i primi processori prodotti su larga scala, gli 8080 e gli Z80, nelle centrali telefoniche. (Giovanni Ferrari, Presidente Brevetti CEA)

Risolto il problema dell’elettronica, la Brevetti CEA si dedica ad affinare la meccanica e a regolare - ancora meglio - gli algoritmi che già aveva inventato per trovare anche i più piccoli difetti nelle fiale e nei contenitori riempiti. Nel 1981 l’azienda immette sul mercato la prima macchina elettronica “non giapponese” per il settore farmaceutico. Ancora una volta la creatività italiana si rivela vincente: il sistema di presa delle fiale, caratterizzato da una più efficace morsa laterale invece che verticale, è unico nel settore, così come il metodo di “sperlatura”, vale a dire di selezione delle fiale difettose, che diventa ben presto uno standard mondiale. Così, una media azienda veneta di 50 dipendenti vince la concorrenza di tedeschi e statunitensi e si spartisce il mercato con le multinazionali del sol levante.

 

“Dagli inizi degli anni ‘80”, prosegue Ferrari, “la Brevetti CEA è cresciuta con continuità, arrivando a produrre 60 macchine l’anno e a fatturare 25 milioni di euro con 115 dipendenti. Siamo però rimasti fondamentalmente degli artigiani, che curano in modo maniacale la qualità dei macchinari e che risolvono sempre e comunque i problemi dei clienti”. Oggi la Brevetti CEA lavora con le multinazionali farmaceutiche di tutto il mondo, vendendo molto anche nei Paesi emergenti come la Cina. Dalla fiala riempita di liquidi completamente trasparenti si è passati al controllo e al confezionamento anche di flaconcini, carpulle e siringhe pre-riempite (talvolta con liquidi lattiginosi o con particelle in sospensione, particolarmente difficili da controllare con i sistemi ottici).
Grazie a soluzioni tecnologiche uniche sul mercato, le macchine automatiche della Brevetti CEA eseguono più di 60 controlli sul singolo recipiente, lavorando 600 pezzi al minuto.

“Dagli inizi degli anni ‘80”, prosegue Ferrari, “la Brevetti CEA è cresciuta con continuità, arrivando a produrre 60 macchine l’anno e a fatturare 25 milioni di euro con 115 dipendenti. Siamo però rimasti fondamentalmente degli artigiani, che curano in modo maniacale la qualità dei macchinari e che risolvono sempre e comunque i problemi dei clienti”. (Giovanni Ferrari, Presidente Brevetti CEA) 


  
La sfida affrontata

Il ruolo dell’IT

Proprio nel pieno della sua corsa, nel 2008, la società si trova di fronte a un bivio. La concorrenza delle aziende situate nei Paesi emergenti, che imitano la tecnologia italiana, spinge nella direzione di una maggiore efficienza, ma allo stesso tempo nuovi mercati e nuovi insediamenti produttivi significano nuove opportunità da cogliere. Insomma, bisogna aumentare la produzione senza incrementare in proporzione il personale. “Prima del 2008 eravamo legati a una software house del Vicentino”, spiega Imerio Rebellato, IT manager della Brevetti CEA, “specializzata nel software gestionale ma debole sul fronte della gestione della produzione. La nostra esigenza era però quella di unificare tutto con un software integrato di ampio respiro, che ci permettesse di controllare l’azienda in modo più efficace e nello stesso tempo che ci consentisse di crescere”.

La nostra esigenza era però quella di unificare tutto con un software integrato di ampio respiro, che ci permettesse di controllare l’azienda in modo più efficace e nello stesso tempo che ci consentisse di crescere”. (Imerio Rebellato IT Manager di Brevetti CEA)

Proprio le competenze sul fronte della gestione della produzione fanno pendere l’ago della bilancia verso il gestionale Evolus di Metodo, software house veneta che dal 2008 fa parte del Gruppo TeamSystem. La selezione avviene nei primi mesi del 2008 e subito dopo parte la fase di analisi: il progetto avrebbe coperto l’amministrazione, la contabilità, il magazzino, le spedizioni, i ricambi e la produzione. “Riprogettare tutto il software in un’unica soluzione era un’impresa da far tremare i polsi”, ricorda Rebellato, “ma l’azienda stava correndo molto forte, e non potevamo permetterci di trascinare il progetto a lungo. Così il primo gennaio 2009 siamo partiti con la parte amministrativo/contabile (ciclo attivo, ciclo passivo, acquisti, spedizioni) e a marzo abbiamo girato la chiave per tutte le rimanenti aree aziendali. Anche grazie alla disponibilità di Metodo e TeamSystem tutto è andato nel migliore dei modi, nessuno in azienda ha perso nemmeno un’ora di lavoro”. I vantaggi in termini di gestione del business non si sono fatti attendere: oggi la Brevetti CEA è in grado di programmare gli acquisti con maggiore efficacia, controllare lo stato di avanzamento delle commesse in produzione, eseguire un’ampia serie di report (anche progettati in modalità self service) e più in generale di far circolare meglio le informazioni tra i vari reparti.

La soluzione e vantaggi

Oggi la Brevetti CEA è in grado di programmare gli acquisti con maggiore efficacia, controllare lo stato di avanzamento delle commesse in produzione, eseguire un’ampia serie di report (anche progettati in modalità self service) e più in generale di far circolare meglio le informazioni tra i vari reparti. (Imerio Rebellato, IT Manager di Brevetti Cea)

 

Il sistema utilizza 65 postazioni di lavoro, collegate a un server blade di HP con sei “lame”, un’architettura client-server flessibile ed espandibile che in breve tempo ha già permesso numerose estensioni: “dopo l’amministrazione e la produzione”, conclude Rebellato, “nel 2010 abbiamo aggiunto un modulo di Business Intelligence, realizzato grazie alle funzionalità Olap di Metodo, abbiamo automatizzato la logistica con palmari e lettori di barcode e progettato il software per il controllo di gestione. Oggi abbiamo un sistema informativo stabile ed espandibile, e una grande mole di informazioni molto dettagliate: l’IT ci ha dato tutti gli strumenti per competere; la responsabilità di prendere le decisioni giuste per il business ora è solo nostra ”.

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